Rbs, in dodicimila chiedono il risarcimento dei danni

LONDRA. Dal nostro corrispondente

All’avanguardia pilotata dai più grandi investitori, s’aggiungono ora decine di migliaia di piccoli azionisti e un centinaio di istituzioni. L’obiettivo è sempre Royal Bank of

Scotland, nel mirino di un diversificato gruppo di shareholders per l’operazione sul capitale del 2008 conclusa pochi mesi prima del grande crollo che travolse Lehman brothers. Dodicimila privati cittadini e un centinaio di società hanno presentato la seconda causa contro Rbs dopo quella portata in tribunale il 28 marzo da 21 grandi investitori dell’istituto scozzese. In questa seconda istanza si indicano nello specifico anche i nomi dei manager accusati di aver gestito un’operazione in maniera scorretta, se non addirittura fraudolenta. Non poteva mancare Fred Goodwin l’ex ceo del gruppo colpevole, per i più, di aver messo in ginocchio una storica istituzione con l’avventurosa operazione su Abn Amro, né la prima linea della banca in quegli anni, dall’ex presidente Tom Mc Killop, al capo dell’investment banking John Cameron all’ex direttore finanziario Guy Whittaker. In tutto gli azionisti chiedono danni per 4 miliardi di sterline. A tanto, secondo i calcoli dei legali, ammonterebbero le nefaste conseguenze di un’operazione sul capitale che consentì a Rbs di raccogliere 12 miliardi di sterline nell’aprile del 2008, un mese dopo che Bear Sterns era stata salvata da Jp Morgan. E quindi quando le crepe nel sistema finanziario internazionale stavano già aprendosi con allarmante evidenza.

Secondo la tesi sostenuta nei ricorsi legali depositati in tribunale i manager di Rbs non avevano illustrato in modo corretto il quadro finanziario dell’istituto nel prospetto informativo distorcendo, di fatto, la realtà dei fatti. In particolare si contestano i numeri della patrimonializzazione dell’istituto che sarebbe stata presentata a tinte molto più rosee della realtà. Ancor più gravi le ragioni dell’operazione sul capitale che, secondo i ricorrenti, Rbs aveva illustrato come decisione adottata in assoluta indipendenza dal board mentre era stata sollecitata – nella ricostruzione degli azionisti – da Financial service authority, la Consob britannica che da tre giorni è stata liquidata trasferendo le funzioni alla Banca d’Inghilterra. Se non era una decisione indipendente, ma imposta dai regolatori, si ragiona nel ricorso, il quadro finanziario era evidentemente più compromesso di quanto si volesse far credere. Se questa considerazione sarà ritenuta corretta Rbs dovrà compensare gli azionisti danneggiati. Lo sancisce, infatti, la norma del Financial services act secondo la quale gli investitori hanno diritto ad indennizzi se hanno sofferto perdite a causa di un prospetto informativo non veritiero o con manifeste omissioni.

Il contesto nel quale il turbo aumento di capitale fu varato da Royal bank è quello, come abbiamo detto, immediatamente precedente la crisi del 2008. Una crisi che ha piegato Rbs, tanto da aver costretto il Tesoro ad iniettare 20 miliardi di sterline nazionalizzandola in fasi successive. Oggi la mano pubblica controlla l’82 % del capitale di quella che cinque anni fa era considerata una delle maggiori banche del mondo. La causa dei 12mila azionisti così come quelle precedenti non rimarranno casi isolati: è legittimo attendersi che molti altri investitori cercheranno di recuperare parte dei denari versati per un’operazione sul capitale che non potè, in nessun modo, evitare il collasso di Rbs.

 

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