ROMA
La carta della tassazione sulle compagnie assicurative estere (si veda il Sole 24 Ore di ieri) potrebbe essere quella decisiva. La proposta predisposta dallo staff del ministro Passera per sbloccare l’impasse sulle coperture dovrà essere perfezionata: se supererà definitivamente l’esame del ministero dell’Economia si potrebbe arrivare al varo del pacchetto sviluppo in settimana (resta l’ipotesi venerdì) altrimenti si profilerebbe un nuovo rinvio.
Si lavora a un meccanismo di equiparazione fiscale tra polizze emesse da compagnie italiane e polizze delle compagnie straniere che operano nel nostro paese. L’idea è estendere alla compagnie estere, oggi esenti, l’imposta annua dello 0,35% sulle riserve matematiche prevista dal decreto legge 209 del 2002. Il meccanismo si baserebbe sulla possibilità di utilizzare un intermediario residente come sostituto di imposta.
I numeri in gioco per completare le coperture sono ben diversi dai 100-120 milioni circolati negli ultimi giorni. Lo Sviluppo economico ha infatti stimato che l’intervento sulle compagnie estere potrebbe produrre gettito aggiuntivo di circa 200 milioni annui. I 100 si riferiscono invece alle coperture che erano già state individuate (anch’esse però sotto esame da parte della Ragioneria) attingendo al Fispe (Fondo per interventi strutturali di politica economica) e dal Fondo per interventi urgenti e indifferibili. In totale, dunque, ci sono almeno 300 milioni da garantire per assicurare gli interventi prospettati nelle bozze di Passera, a partire dai bonus fiscali per le ristrutturazioni edilizie e per l’efficienza energetica.
Passera è consapevole che le risorse restano scarse e che l’agenda per la crescita almeno in questa fase non può che procedere a strappi. Di qui anche l’idea di spacchettare gli interventi, se necessario, in due fasi riservando alcuni interventi, ad esempio un vero credito di imposta per investimenti in R&S, a quando si potrà determinare con certezza quanto degli effetti della “spending review” in corso potrà essere messo sul piatto. È ormai chiaro del resto che il pacchetto con i provvedimenti su incentivi e infrastrutture potrà marciare solo se si troverà un punto di intesa a metà strada con il rigore del ministero dell’Economia.
Diversi gli articoli delle ultime bozze sui quali erano arrivati pareri contrari. Il Mef ad esempio si era espresso negativamente su un comma dell’articolo 21 relativo alle procedure semplificate (parere delle commissioni parlamentari non più necessario) per la concessione di contributi ai consorzi per l’internazionalizzazione e alle Camere di commercio italiane all’estero. Un tema molto caldo che ha già messo in allarme alcuni settori industriali che temono un nuovo autogol sull’internazionalizzazione dopo la soppressione – poi cancellata – dell’Ice. Il timore è che le risorse per il supporto all’export vengano trasferite interamente ai consorzi e alle Cdc mentre oggi una quota viene assegnata alle associazioni imprenditoriali.
C.Fo.
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