L’Isvap nel mirino del Governo

Riccardo Sabbatini

 

È un’atmosfera simile a quella che si respirava nel 2005 in Banca d’Italia.

Ancora una volta un’istituzione, l’Isvap, è sotto accusa e divisa al suo interno. E, come allora, il Governo si prepara ad intervenire cambiando i vertici (questa volta in scadenza) e ridimensionandone le competenze. Sette anni or sono la partita della Banca d’Italia, giudicata troppo acquiescente sulla Popolare di Lodi di Giampiero Fiorani, si concluse con le dimissioni del Governatore Antonio Fazio e il trasferimento all’Antitrust delle competenze sulla concorrenza nel credito, fino allora esercitate in autonomia. Ora è appunto la volta del regulator assicurativo. Un progetto per lo “spacchettamento” delle sue attribuzioni separandole tra Banca d’Italia (in materia di stabilità) e la Consob (in tema di trasparenza) dovrebbe essere presentato ad una delle prossime riunioni dell’Esecutivo, forse già lunedì. Non è chiaro se giungerà anche la proposta di avvicendamento di Giancarlo Giannini, il cui incarico scade in questi giorni. Un segnale forte della politica è atteso come elemento di discontinuità in una situazione gestionale che negli ultimi mesi non ha fatto che peggiorare. L’Isvap è stato criticato per aver mantenuto in questi anni una posizione accomondante nei confronti della Fonsai intervenendo soltanto quando la crisi della compagnia aveva raggiunto un punto di non ritorno. Ed i rapporti interni, con l’istruttoria per autorizzare l’integrazione Unipol-Fonsai, si sono fortemente deteriorati. Nei giorni scorsi il via libera al matrimonio tra i due gruppi è stato approvato senza la firma di Giovanni Cucinotta responsabile dell’ufficio di vigilanza-1. La notizia, trapelata sullo stampa, ha portato con sè ulteriori polemiche interne visto che la commissione ha reso noto di aver sporto denuncia per «i comportamenti di risorse interne che hanno diffuso alla stampa notizie riservate». Già in gennaio Cucinotta aveva fatto un passo indietro nel corso di una riunione convocata dal vertice dell’istituto per la complessa istruttoria. Sulla vicenda circolano due versioni. La prima, proveniente da fonti vicine alla presidenza, accredita che sarebbe stato lo stesso Cucinotta a dichiarare la autoesclusione dal ruolo di responsabile del procedimento cui era destinato per il suo ruolo. Costringendo pertanto il vice direttore generale Flavia Mazzarella a prendere il suo posto. L’altra versione, diametralmente opposta, spiega invece che il dirigente dell’Isvap si sarebbe opposto ad una sorta di “coabitazione” della responsabilità, non prevista dalla normativa interna. A quel punto, con l’informazione sul “caso Fonsai” segregata tra diversi uffici, la decisione di non firmare l’atto finale sarebbe stata in qualche misura obbligata nell’impossibilità di valutare in poche ore un materiale istruttorio imponente. Un “comportamento incomprensibile e non collaborativo”, si è replicato sul fronte opposto. Il consiglio della commissione ha poi votato la delibera su Unipol all’unanimità ma non senza aver chiesto al presidente – a quanto si è appreso – una certificazione sulla correttezza della procedura seguita. Ce n’è abbastanza, come si vede, perchè il Governo intervenga.

 

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