La copertura sanitaria integrativa il benefit più utilizzato E più apprezzato. Ma i costi crescono. E i piani cambiano DI MILENA VERCELLINO
Strumento di coinvolgimento dei dipendenti e per trattenere i talenti, leva per aumentare il benessere dei lavoratori e fattore distintivo nella responsabilità sociale d’impresa: il welfare
aziendale guarda a nuove frontiere seguendo le evoluzioni del mercato del lavoro e delle relazioni industriali.
L’indagine
Un’indagine condotta da Towers Watson, società del settore della consulenza per la gestione dei rischi e del capitale umano, fa il punto sul welfare aziendale, volgendo i riflettori su un’area di particolare interesse per i lavoratori e le aziende, quella dell’assistenza sanitaria integrativa.
Secondo l’indagine, condotta su un campione di 125 aziende italiane e con il coinvolgimento di 390 mila dipendenti, l’assistenza sanitaria integrativa emerge come benefit principale, sia perché è preferita dai dipendenti, sia perché è la strada più percorsa dalle imprese. «La motivazione alla base di questi benefit è l’esigenza delle aziende di assicurare un allineamento tra pacchetto retributivo e standard di mercato — spiega Fabio Carniol, managing director di Towers Watson per l’Italia —. Tra le altre motivazioni principali, figurano anche la facilitazione delle politiche di recruiting, l’opportunità di consentire ai dipendenti un accesso più agevole alle prestazioni sanitarie, la riduzione dei costi dovuti alle assenze per malattia e l’efficienza economica rispetto alle altre componenti del pacchetto retributivo».
Il finanziamento dei piani di assistenza sanitaria integrativa, dice Carniol, è legato a un modello solo parzialmente condiviso: «Il 43% delle imprese del campione ha introdotto anche contributi a carico del dipendente per finanziare piani di sanità integrativa per il lavoratore ed il suo nucleo familiare. Mentre il 46% delle aziende sostiene totalmente la spesa».
Questa è una caratteristica italiana: all’estero è maggiormente diffusa la condivisione del contributo tra azienda e dipendente. Nel restante 11% del campione, il datore di lavoro finanzia completamente il piano per il solo dipendente, ma non per i suoi familiari.
Costi
Dall’indagine emerge anche una forte dipendenza dei piani sanitari dalle politiche di pricing assicurativo. Sempre più centrale, in questo contesto, è il ruolo del broker, che, dice Carniol, deve assicurare l’efficienza del piano anche in termini di costi. Il 73% delle aziende del campione si avvale di un broker per la gestione dell’assistenza sanitaria integrativa offerta, con l’obiettivo principale di negoziare migliori condizioni, di disporre di un servizio di assistenza, di ottenere una migliore gestione amministrativa e di poter usufruire di consulenze in materia di benefit.
«I costi sono in aumento — continua Carniol —. Negli ultimi dieci anni il 28% delle aziende ha registrato un aumento della spesa superiore al 10% ed il 23% una crescita compresa tra il 5 ed il 10%. Le aziende hanno subito passivamente il tema dei costi: il 38% del campione dice di non aver fatto nulla per controllarli. Ma ora il tema della sostenibilità economica è stato messo al centro delle priorità. Inoltre, per il futuro è prevedibile che sempre più le aziende chiederanno ai dipendenti di contribuire al finanziamento del piano sanitario».
Infine il 62% delle aziende coinvolte nell’indagine sta considerando di offrire una copertura flessibile, in cui i dipendenti possano scegliere a quali benefit destinare le risorse messe a disposizione dal datore di lavoro.
RIPRODUZIONE RISERVATA
Fonte