Nessuno si attendeva miracoli sulle tariffe Rc auto dal decreto liberalizzazioni di un anno fa: bastava ricordarsi che i prezzi salgono in modo quasi ininterrotto da quando
sono stati liberalizzati, nel 1994. Se questo andamento si è consolidato nonostante una serie nutrita di provvedimenti presi dai vari governi di questi 19 anni, un motivo valido ci dovrà pur essere. Molto valido, visto che tra questi provvedimenti ci sono anche misure forti come il blocco-choc delle tariffe nel 2001, la rivoluzione dell’indennizzo diretto nel 2007 e almeno un paio di lenzuolate di liberalizzazioni già nello scorso decennio.
Il motivo sta tutto nel sistema-Italia. Un sistema in cui fare nuove leggi non basta. Sia perché il grado di complessità giuridica del nostro ordinamento è incompatibile con le innovazioni più profonde (l’abolizione dell’obbligo a contrarre è solo il caso più evidente) sia perché non ci si può illudere di contrastare in pochi anni fenomeni ormai radicati nella prassi e nel costume come, ad esempio, frodi e diritti negati nelle liquidazioni.
Ci sono carrozzieri, periti, avvocati, medici e anche liquidatori che hanno vissuto per anni sui buchi e le complicazioni del sistema, a danno dei colleghi onesti e degli assicurati che pagano polizze ogni anno più salate e a volte non vengono nemmeno risarciti.
Risultato: nell’Italia, culla del diritto, vale nei fatti una sola legge. Quella del più forte. Che non è detto sia sempre lo stesso soggetto: il susseguirsi di norme fatte anche con blitz parlamentari fa sì che una volta vincano gli interessi di una parte e un’altra prevalgano quelli della controparte. È il bello della democrazia, ma crea anche tanta confusione.
Quante probabilità ci sono che le novità approvate da un anno a questa parte vengano davvero attuate e si rivelino benefiche? Certo è ancora presto per fare un bilancio degli effetti e inoltre non si può dare una risposta univoca: ci sono misure utili e attuabili senza troppe difficoltà, ma ce ne sono altre inutili o illusorie.
Utile è il “contratto base”, che rende omogenee le offerte delle compagnie consentendo di confrontarle facilmente e senza errori; lo vedremo dai prossimi mesi. Anche la scatola nera può dare una mano, ma la diffusione dell’apparecchio dipenderà dai suoi costi, dall’entità degli sconti che le compagnie concederanno a chi sceglierà di montarlo e dall’efficacia delle campagne pubblicitarie (si tratta di convincere gli italiani a farsi “spiare” – per chi ha una guida più aggressiva –, a rischiare che la colpa di un incidente gli sia più spesso attribuita).
Bene pure lo sconto a chi accetta di far ispezionare il veicolo da assicurare, a patto che poi la compagnia offra a tutti la possibilità di sottoporsi a questo controllo.
Importanti le misure contro l’evasione dell’obbligo assicurativo, che sta diventando una potenziale bomba: la smaterializzazione del contrassegno viaggia più veloce del previsto, ma per i controlli automatici bisognerà ancora risolvere problemi giuridici. Inutile e costoso l’obbligo di sottoporre al cliente anche i preventivi di altre compagnie.
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