Unipol raddoppia l’utile netto ma non adegua le riserve sinistri

MILANO

— Unipol moltiplica per due l’utile netto a giugno, a 121 milioni, e rafforza gestione e patrimonio. Ma non le riserve sinistri, o almeno non quanto chiedeva l’Isvap vigilante.

L’ad Carlo Cimbri, anzi, usa parole pesanti nei confronti dei controllori: «Questa dell’Isvap ci è sembrata un’indicazione più sulla spinta di pressioni esterne che una cosa naturale. Ci trova dissenzienti il fatto che l’Isvap abbia adottato un unico metodo attuariale; ci sembra un azzardo, una forzatura, un errore».

 

Il 3 luglio scorso la vigilanza, appena autorizzato il piano di fusione con Fonsai, contestò via lettera la sottoriservazione di «almeno 210 milioni» nei sinistri “Rc auto e natanti” di costi attesi sotto 100mila euro, ed espresse «profili di criticità e dubbi» sulle riserve dei grandi sinistri. Così chiese a Unipol di «tener conto dei rilievi mossi nelle riserve sinistri da iscrivere nella semestrale 2012». Dove, però, l’aumento si limita a 45 milioni per le riserve Rc auto, il cui totale, scrive Unipol, «risulta in linea con il valore centrale determinato in base alle stime individuate dall’attuario incaricato e verificate dall’attuario revisore nelle relazioni 2011». La compagnia reclama la bontà dei propri metodi, e sta dialogando con l’autorità – che chiedeva entro un mese una relazione dell’audit sul processo di riservazione

– per difendere le sue tesi. Sostiene, tra l’altro, che l’accelerazione con cui da tre anni i sinistri Unipol sono liquidati riduce la carenza di riserve, «o addirittura le rende eccedenti». Nei tempi d’ufficio l’Isvap – che per ora non commenta – controdedurrà: potrebbe ripensarci, oppure rifarsi sul polo nascente, che tra l’altro necessita di ulteriore nulla osta Isvap sul miglioramento effettivo del patrimonio Solvency, senza il quale Unipol potrebbe piegarsi all’Opa incrementale salendo al 100%. Sarebbe un aggravio non da poco per un compratore che ha speso nel semestre 11 milioni per l’integrazione «solo fra legali, advisor, e altro», ha detto Cimbri. Il conto economico semestrale chiude con un utile netto di 121 milioni, +112,3% dai 57 milioni di metà 2011. La gestione migliora, come da indice combined ratio, che malgrado l’impatto del sisma in Emilia è sceso al 95,5% (stabile da fine 2011 ma in calo dal 99% del giugno scorso). Il margine solvibilità si rafforza, salendo a circa 1,6 volte i requisiti di legge. Il patrimonio aumenta a 3,36 miliardi, principalmente per l’apprezzamento dei governativi italiani detenuti (10,3 miliardi), la cui riserva Afs cresce di 174 milioni. «Lavoriamo sui fondamentali, e i buoni risultati realizzati, in linea con le previsioni annuali, riflettono le politiche di selezione dei rischi e di partnership con gli agenti», ha detto l’ad. La fusione in corso pesa sul merito di credito di Unipol. Ieri S&P ha tagliato i rating a Unipol Gruppo Finanziario (da BBB- a BB+) e alla controllata Unipol Assicurazioni (da BBB+ a BBB) per «l’impatto negativo sui rischi dell’investimento in Fonsai». I due rating hanno prospettive «negative». Di contro, S&P ha innalzato il rating di Fonsai e controllate da B a B+, per la ricapitalizzazione che ha riportato il patrimonio sopra il minimo regolamentare.

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