Unipol-FonSai, banche a caccia di investitori

Laura Galvagni

MILANO

L’asta per l’inoptato degli aumenti Unipol e Fondiaria Sai partirà a fine agosto. Lo hanno deciso ieri le banche del consorzio di garanzia (Mediobanca, UniCredit, Credit Suisse, Deutsche Bank, Ubs, Nomura e Barclays) dopo un nuovo confronto sul tema.

La data non è ancora stata fissata ma è probabile che partirà il 27 agosto. Ciò significa che l’accollo in capo agli istituti di quanto resterà non sottoscritto scatterà nella prima settimana di settembre. La scelta di sfruttare tutto il tempo a disposizione sarebbe maturata per ragioni per lo più tecniche. La settimana di Ferragosto non è parsa la più indicata per chiudere un aumento di capitale che ha già mostrato alcune difficoltà, complice la complicata fase dei mercati. Peraltro, considerato che l’asta sull’inoptato è una finestra per lo più riservata a risparmiatori professionali, le prossime settimane verranno sfruttate dalle banche del consorzio per verificare l’interesse di alcuni investitori istituzionali a entrare nella partita. Interesse che potrebbe essere sfruttato sia per ridurre la quota di inoptato sia per collocare già una fetta del capitale che si dovranno accollare le banche. In questi giorni stanno circolando diversi nomi su possibili soggetti interessati a sottoscrivere parte delle quote. Ieri è stato fatto anche quello di Blackrock. Si vedrà, a breve in ogni caso Consob dovrebbe alzare il velo sulla nuova mappa dei soci Fonsai e Unipol post aumento di capitale. Una mappa dalla quale dovrebbe anche emergere il rientro in campo di Palladio. Il fondo di Roberto Meneguzzo che a cavallo di metà luglio aveva ceduto quasi per intero la propria quota del 5% del capitale di Fondiaria, pur mantenendo i diritti d’opzione, sarebbe nuovamente salito al 2% della compagnia in sede di ripatrimonializzazione. Una mossa che fa immaginare che Palladio possa valutare un ritorno a ridosso del 5% della società. Se lo facesse, peraltro, avendo già superato il 2% non avrebbe ulteriori obblighi di comunicazione. Quanto all’ex alleato Sator, il fondo di Matteo Arpe avrebbe sottoscritto quanto necessario per restare al 3%. Da capire se i due fondi potrebbero, singolarmente, incrementare le proprie posizioni. Avendo sciolto il patto, in teoria non sarebbero più obbligati a chiedere autorizzazioni all’Isvap. Nel frattempo, il maxi riassetto sta lentamente prendendo forma anche sul fronte industriale. L’amministratore delegato di Unipol, Carlo Cimbri, avrebbe già stabilito i pesi all’interno dello steering committe che dovrà dettare l’agenda del piano di integrazione tra la compagnia di Bologna e FonSai. In particolare, buona parte delle poltrone sarà occupata da rappresentanti Unipol. Una decisione definitiva in questo senso verrà comunque presa solo nei prossimi giorni. Intanto il manager si è dato come priorità l’incontro di oggi con la delegazione di prime linee di Fondiaria. Il summit, che dovrebbe registrare la presenza di buona parte dei 180 dirigenti, servirà a Cimbri per conoscere i manager dell’ex gruppo Ligresti e per dettare gli appuntamenti di settembre. L’intenzione è di avviare il prima possibile i passaggi tecnici funzionali alla successiva fusione a quattro tra Unipol Assicurazioni, FonSai, Milano e Premafin. In quest’ottica, il primo step utile è l’integrazione dei piani industriali. L’idea, d’altra parte, sarebbe di dare il via in tempi strettissimi ai rapporti di concambio, almeno nei consigli di amministrazione. In ragione di ciò già a settembre andrà rivalutata l’intera situazione nel suo insieme, per verificare se sussistono elementi nuovi che in qualche misura possano impattare sui rapporti di fusione. Fatto questo, si potrà procedere con il maxi piano di integrazione. Il tutto mentre sullo sfondo gli echi attorno al famoso papello siglato da Salvatore Ligresti e dall’amministratore delegato di Mediobanca, Alberto Nagel, non si placano. In un colloquio con Repubblica il banchiere ha rivendicato il proprio ruolo chiave nel mettere alla porta Cesare Geronzi e Salvatore Ligresti, facendo saltare i vecchi equilibri della finanza, legati al mondo politico dell’ex premier, Silvio Berlusconi.

 

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