se la Polizza di un Ginecologo costa 20 mila Euro

Di Adriana Bazzi

Se una polizza assicurativa per certe specialità, come l’ostetricia e la ginecologia, ad alto rischio di contenzioso medico-legale, può arrivare fino a 20 mila euro l’anno

come fa a pagarla un giovane assistente, che guadagna all’incirca 2 mila euro al mese? Oggi i premi assicurativi per i medici hanno raggiunto cifre da record.

I ginecologi sono sul piede di guerra e confermano lo sciopero di domani, ma altre categorie di medici, come gli specialisti di pronto soccorso, gli oncologi, i chirurghi in generale e gli ortopedici in particolare, si trovano nelle stesse condizioni: sempre più spesso i pazienti li denunciano per malpractice, spinti anche da avvocati che offrono la loro consulenza chiedendo una parte del risarcimento in caso di vittoria in tribunale.

«È un paradosso — conferma Luigi Fedele, direttore del Dipartimento di Scienze materno-infantili alla clinica Mangiagalli di Milano —. Mentre negli ultimi dieci anni l’assistenza ostetrica è migliorata in termini di minore mortalità materna e neonatale, il contenzioso medico legale è in aumento. Si parte sempre dal presupposto che se c’è un danno c’è una colpa del medico. Ma nell’evento nascita le variabili sono tantissime, non ultima la salute genetica del bambino».

Le richieste di risarcimento sono aumentate del 250 per cento negli ultimi 15 anni e, se è vero che il 99 per cento dei procedimenti penali vengono alla fine archiviati, sono le vittorie dei pazienti in sede civile a crescere.

Risultato: i premi assicurativi stanno lievitando anche perché i giudici, quando si parla di problemi legati alla nascita, chiedono, per consuetudine, risarcimenti senza limiti che possono arrivare fino a 5 milioni di euro, impensabili in specialità diverse dall’ostetricia, mentre la copertura assicurativa arriva, come massimo, a tre.

Secondo l’Ania, l’Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici, i premi, tanto per fare degli esempi, possono superare i diecimila euro per certe specialità come l’ostetricia e per medici con rapporti di lavoro libero-professionali, mentre sono più bassi per altre discipline: meno di mille euro per i medici generici fino a qualche migliaio di euro per chi lavora in ospedale e occupa posizioni di responsabilità.

«Chi lavora come dipendente ha la copertura dell’ospedale — continua Fedele — ma le amministrazioni fanno sempre più fatica a pagare».

Oggi alcune strutture sanitarie non stipulano più polizze perché troppo costose, mentre altre, come accade in Toscana, sperimentano soluzioni alternative: creano una sorta di fondo di solidarietà e pagano di tasca propria eventuali risarcimenti, salvo poi rivalersi sul medico.

Ecco perché i ginecologi, anche quando sono dipendenti, si fanno un’assicurazione personale.

Ma la colpa degli errori è sempre e solo dei medici? Esiste una teoria socio-organizzativa degli errori, elaborata dallo psicologo inglese James Reason e chiamata «del formaggio svizzero»: ogni fetta di emmental (rappresentata da medici, tecnologie, organizzazione) costituisce una barriera all’errore, ma ha dei buchi: quando i buchi si allineano si verifica l’evento avverso.

«Secondo questa teoria — commenta Paolo Gregorini, anestesista all’Ospedale Maggiore di Bologna — non si può attribuire la responsabilità all’ultima fetta di formaggio che di solito è rappresentata dal medico, ma ci deve essere una responsabilità condivisa fra i diversi attori del sistema».

Come dire che tutta l’organizzazione deve funzionare. Ed è per questo che i ginecologi chiedono la revisione dei punti nascita: occorre cioè che un punto nascita raggiunga una massa critica di circa 1.000-1.500 parti all’anno perché possa assicurare un’assistenza adeguata. Una nascita, che sia naturale o con parto cesareo, si gioca sul filo dei minuti.

abazzi@corriere.it

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