Riccardo Sabbatini
Quando nell’ottobre scorso gli uomini dell’Unipol sono entrati nella Fonsai appena acquisita hanno avuto una sgradita sorpresa. Nonostante due rivalutazioni di riserve per
1,4 miliardi negli ultimi due anni, il risanamento nell’ex compagnia dei Ligresti non poteva dirsi completato. O meglio, i manager di Unipol hanno scoperto che Fonsai utilizzava criteri meno restrittivi dei loro per calcolare gli impegni a favore degli assicurati. Si spiega così, con l’esigenza di «operare una prima omogeneizzazione delle politiche di riservazione» l’ulteriore incremento di 800 milioni (per 650 a valere sul corrente esercizio) operato da Bologna sulle riserve dei passati esercizi di Fonsai. È una delle principali indicazioni che si ricava dal documento di integrazione a quello di fusione, diffuso ieri notte su richiesta della Consob dalle quattro società candidate ad integrarsi (Fonsai, Unipol assicurazioni, Premafin e Milano Assicurazioni). E contribuisce a spiegare perché ai soci di Unipol potrà essere distribuito un dividendo di 150 milioni mentre quelli di Fonsai rimarranno a bocca asciutta. Il nuovo ritocco delle riserve sinistri sorprende perché da oltre due anni i conti di Fonsai sono esaminati al microscopio da advisor, revisori, controllori interni, ammnistratori, attuari. Ed anche dall’ex authority di vigilanza, l’Isvap – da gennaio è stata sostituita dall’Ivass – che ha svolto una lunga ispezione nell’ex-compagnia dei Ligresti. Ci si aspetta che un regulator garantisca il mercato sul fatto che ogni compagnia utilizzi criteri omogenei per calcolare le riserve. Ciò che invece, almeno per Fonsai ed Unipol, non sembra sia avvenuto. A quanto si è appreso i precedenti regulator si sono congedati dal mercato a fine dicembre inviando alle compagnie un invito, rimasto riservato, a calcolare con maggior rigore quelle poste contabili ed ora la questione passerà in carico agli amministratori dell’Ivass, da cui si attendono maggiori certezze. I documenti richiesti dalla Consob contengono molti numeri nuovi sulla futura fusione e non sempre – ad esempio nel caso delle partite patrimoniali – è agevole il confronto tra i due gruppi poichè, per la compagnia bolognese è stata presa in considerazione soltanto l’unità candidata ad integrarsi (Unipol assicurazione) e non l’intero aggregato. Per la prima volta, tra l’altro, sono stati pubblicati i dati dell’embedded value (valore intrinseco) dei due gruppi che, nelle diverse stime degli advisor, si collocano tra i 2-2,3 miliardi per Unipol assicurazioni e 1,8-2,2 miliardi per Fonsai. Valore molto distante dalla capitalizzazione di Borsa dei due gruppi che si colloca rispettivamente a 1,17 miliardi per Unipol e 1,35 miliardi per Fonsai.
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