Il tema delle pensioni è tornato in primo piano nei lavori che preparano il congresso del Pd. Uno dei candidati alla direzione del partito, Gianni Cuperlo, ne parla ogni volta
che partecipa a un talk show televisivo, ricordando che il cantiere va riaperto. E non solo per il tema degli esodati.
Una posizione che è in linea con quella di Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera. Che nei giorni scorsi ha diramato una nota, che ricorda che alcuni punti del programma di governo ancora non affrontati «Tra questi, quello della previdenza, sulla quale avvertiamo troppo silenzio. Per questo vorremmo chiedere al ministro Giovannini quante risorse, in miliardi di euro, il governo intende stanziare per affrontare l’emergenza sociale delle pensioni: lavoratori da salvaguardare, flessibilità nel sistema previdenziale, ricongiunzioni e rivalutazione delle pensioni medio-basse».
Torna quindi il tema di una maggiore gradualità nell’uscita, soprattutto delle donne, che a causa della riforma Monti-Fornero hanno visto la data della pensione allontanarsi anche di 7 anni. Ancora una volta nel dibattito non entra invece la generazione dei lavoratori che hanno cominciato a versare contributi dopo il 1996. Quei 30-40enni soggetti a un sistema interamente contributivo senza poter contare su alcun trasferimento da parte dello Stato che integri la loro pensione. Questi lavoratori pagheranno a caro prezzo la grande recessione che sta vivendo l’Italia, perché il montante viene rivalutato in base alla crescita del pil.