Per FonSai 210 milioni a rischio

Riccardo Sabbatini

Cosa fatta, capo ha. La curatela fallimentare su Imco e Sinergia – con il 20% di Premafin in portafoglio, i cui diritti di voto sono però già in mano alle banche – non avrà l’effetto di riavvolgere il film della tormentata assemblea di lunedì, quando è stato deliberato l’aumento di capitale fino a 400 milioni riservato a Unipol.

Tant’è che l’ad di UniCredit, Federico Ghizzoni, prima della sentenza, si era spinto ad affermare che comunque il dissesto delle due holding a monte non avrebbe compromesso il riassetto di Fonsai studiato dalle banche creditrici insieme a Unipol. «Le due cose – aveva osservato Ghizzoni – sono legate dal filo conduttore della famiglia, ma le aziende sono separate».

 

Tuttavia, a un primo esame, ci sono 264,2 milioni di partite a rischio per il gruppo FonSai, 210 milioni al netto di svalutazioni già effettuate per 54,2 milioni, che potrebbero tradursi in ulteriori perdite. In particolare si tratta di pagamenti su lavori da eseguirsi (via Fiorentini a Roma, via dei Castillia a Milano) anticipati dalla Milano per 178,9 milioni e già svalutati per 42,5 milioni; 23,2 milioni (già svalutati per 11,7) anticipati da FonSai per la costruzione del centro benessere di San Pancrazio Parmense; 7,2 milioni vantati da Nuove iniziative toscane per acconti su progettazioni; 21,4 milioni per finanziamenti Banca Sai a Imco-Sinergia, di cui 10,9 milioni di crediti chirografari; 33,5 milioni di polizze fidussorie verso le società fallite, di cui 31,4 in capo a FonSai.

Il coacervo delle iniziative di sviluppo immobiliare, con diverse società riferibili alla famiglia Ligresti in qualità di venditori-appaltatori dei lavori e FonSai-Milano come acquirenti-committenti, ha prodotto solo per il periodo 2008-31 marzo 2011 pagamenti in uscita dalle compagnie per un totale di 598 milioni. Su alcune iniziative – come i lavori, più volte bloccati, a San Pancrazio – Imco aveva cercato fino all’ultimo di riscuotere altre somme dal gruppo assicurativo: è del 23 febbraio scorso per esempio la richiesta di 38 milioni, motivata al mancato pagamento di varianti, che FonSai aveva però rispedito al mittente.

Unipol dovrà comunque ancora sottoporre al cda, per un ultimo passaggio, il progetto definitivo di fusione a quattro (Unipol assicurazioni, Premafin, FonSai e Milano) e non si può escludere che i rapporti di concambio possano subire ulteriori aggiustamenti, soprattutto per quanto riguarda la Milano. L’operazione, nel suo complesso, non dovrebbe comunque essere messa in forse. Ghizzoni ha ribadito anche ieri: «Come banche sosteniamo l’operazione Unipol perchè è l’unica percorribile in questo momento».

UniCredit, che è esposta sulla partita complessivamente per mezzo miliardo, vede però ora a rischio i 182 milioni concessi alle holding non quotate dei Ligresti, pari a oltre la metà dei circa 335 milioni di crediti bancari. Gli altri istituti esposti verso Imco e Sinergia sono Banco Popolare (43 milioni), Bpm (35,5), Ge Capital (30,8), Popolare di Sondrio (6,7), Mps (6,2), Cassa Lombarda (3,9), Hypo (2,5), Cariparma (1,5), poi ci sono altre banche per 1,2 milioni, oltre alla “correlata” Banca Sai.

L’Isvap intanto ha inviato all’Antitrust il parere sulle condizioni poste per dare l’ok all’integrazione Unipol-FonSai, parere che, da quanto si è appreso, sarebbe sostanzialmente positivo. Com’è noto l’Antitrust ha vincolato il matrimonio tra i due gruppi alla cessione di un portafoglio di premi e marchi assicurativi di circa 1,5 miliardi, mentre Mediobanca si è impegnata a cedere le quote azionarie del nuovo polo di cui dovesse entrare in possesso e a non esercitare nel frattempo i relativi diritti di voto. L’Antitrust ha inoltre imposto la cessione della partecipazione in Mediobanca attualmente detenuta da FonSai, con immediata sterilizzazione dei diritti di voto: la “grande Unipol” non potrà essere rappresentata nel cda di Piazzetta Cuccia. Per la fine della settimana prossima è atteso il pronunciamento Isvap sulle tematiche relative alla stabilità del nuovo polo assicurativo.

Infine continua la girandola di nomi nei cda del gruppo FonSai. Dal cda della Milano sono usciti Paolo Ligresti e Antonio Talarico, storico collaboratore di Salvatore Ligresti. Mentre dal board FonSai è uscito Maurizio Comoli in seguito ai chiarimenti delle Authority sui “doppi incarichi”, e il comitato per le operazioni con parti correlate è stato integrato con Nicolò Dubini e Giorgio Oldoini.

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