Parte l’Ivass, test Unipol-Fonsai per Saccomanni

GIOVANNI PONS MILANO — Scatta l’ora dell’Ivass. Il nuovo Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni dal primo gennaio si sostituisce in toto all’Isvap e si incardina alle

dirette dipendenze della Banca d’Italia. Non a caso il governo ha deciso che a guidare l’Ivass sarà il direttore generale di via Nazionale, cioè Fabrizio Saccomanni, che opererà attraverso un consiglio composto, oltre che dal presidente, dai due consiglieri Alberto Corinti e Riccardo Cesari, e che per le decisioni strategiche si avvarrà del direttorio allargato ai due consiglieri Ivass. L’obiettivo è quello di mettere sotto un’unica regìa la vigilanza su banche e assicurazioni promuovendo sinergie tra le due strutture che comunque rimangono autonome. L’arrivo di Saccomanni, Corinti e Cesari al vertice dell’Ivass cade in un momento travagliato nella vita della ex Isvap, in quanto l’ex presidente, Giancarlo Giannini, è indagato dalla magistratura torinese per concorso in falso in bilancio nell’inchiesta che si sta occupando delle riserve della Fondiaria Sai. Compagnia che nel 2012 è finita sotto i riflettori per essere oggetto di una fusione con Unipol che dovrà materializzarsi con le rispettive assemblee di aprile. Dunque sarà proprio questa la prima patata bollente catapultata sul tavolo di Saccomanni in quanto l’Ivass dovrà dare il suo importantissimo via libera sotto molti profili. I cda delle rispettive compagnie hanno appena deliberato il progetto di fusione e i concambi non senza qualche mal di pancia. Il consigliere di Fonsai nominato da Assogestioni, Giampaolo Galli, si è astenuto con una motivazione da non prendere sottogamba. «Non sono in grado di esprimere un’opinione sufficientemente informata sull’operazione in quanto… non sono stato messo nelle condizioni di decidere con piena consapevolezza ». La valutazione finale dell’advisor Citi è arrivata solo nella serata di lunedì 17 dicembre e si trattava di prenderla a scatola chiusa poiché non si è potuto condurre una vera e propria istruttoria a causa della mancanza di informazioni. Inoltre è la stessa Citi ad ammettere, nella sua relazione, che «l’analisi finanziaria si è focalizzata su stime di valori economici relativi piuttosto che assoluti ». Vale a dire che né Citi, né nessuno degli altri advisor coinvolti nella complessa operazione si sono azzardati a indicare una valutazione puntuale delle singole compagnie partecipanti alla fusione. Gli advisor hanno preso i valori prospettici del piano industriale appena approvato e vi hanno applicato il metodo dei flussi di dividendi scontati (Ddm), ma senza addivenire a una stima dell’Embedded value, il parametro che prende in considerazione il patrimonio netto rettificato di una compagnia. Questo approccio dovrà comunque essere avvalorato dalla Ernst & Young, nominata come esperto dal Tribunale di Torino, e si tratta della stessa società di consulenza che nella primavera scorsa aveva condotto una due diligencesu Unipol per conto di Fonsai. Nella sua ultima relazione, datata 11 maggio 2012, Ernst & Young arrivava a una valutazione del patrimonio netto rettificato di Unipol di 302 milioni a fine 2011, nettamente inferiore a quello contabile di 1,111 miliardi. Ciò per effetto di diverse rettifiche negative, in particolare sugli investimenti finanziari, che al netto pesavano per 591 milioni. E proprio sul portafoglio dei titoli strutturati all’attivo di Unipol si è concentrata anche l’attenzione della Consob che il 21 dicembre ha contestato alla compagnia il metodo di contabilizzazione in bilancio. Unipol ha riproposto i dati pro-forma secondo i criteri Consob indicando uno scostamento di 49,2 milioni a li-vello di patrimonio netto e una perdita aggiuntiva di 28,2 milioni nel 2011. Ma questi nuovi dati non sono stati ancora asseverati dalla Consob che sta conducendo ulteriori approfondimenti sul valore di quei 400 titoli strutturati, e fino a quando non lo farà il mercato resterà nell’incertezza. Se a tutto ciò si aggiunge il contenzioso che l’Isvap aveva avviato con l’Unipol riguardo l’appostazione a bilancio di minori riserve per almeno 210 milioni, non ancora risolto, si comprende come il dossier sul tavolo di Saccomanni possa presto diventare rovente. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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