Nagel e Ligresti indagati In Procura il foglio segreto

MILANO — «Nagel». È questa firma a costare la messa sotto indagine, e l’interrogatorio-fiume ieri dalle 16 alle 22 in una caserma della GdF, dell’amministratore delegato di Mediobanca per l’ipotesi di reato di ostacolo alle funzioni di vigilanza della Consob.

Perché c’è appunto la firma di Alberto Nagel, sopra l’altra firma di Salvatore Ligresti, in calce alla fotocopia di un foglio bianco vergato a mano fronte-retro da Jonella Ligresti, affidato il 17 maggio in custodia all’avvocato Cristina Rossello, segretario del patto di sindacato di Mediobanca, con i termini di un apparente accordo non dichiarato al mercato (45 milioni per il controvalore del 30% di Premafin più una serie di garanzie per i figli): accordo al quale la famiglia Ligresti accettava di farsi da parte in vista delle complesse operazioni di fusione e aumenti di capitale da 2,2 miliardi di euro con le quali ora Unipol ha assunto il controllo di Premafin (a sua volta controllante Fondiaria Sai e Milano Assicurazioni) con la regia di Mediobanca e Unicredit, banche interessate al non fallimento del gruppo Ligresti perché esposte verso Fonsai rispettivamente per 1 miliardo e per 500 milioni di euro prestati.

 

Sinora in Procura erano comparse solo due versioni con il testo identico ma senza alcuna firma: prima la fotocopia portata in Procura da Jonella Ligresti, e poi l’asserito originale consegnato dalla custode Rossello di fronte a ordine di sequestro del pm. Ora invece c’è la certezza che la lettera con le firme esiste davvero ed è in mano alla Procura: la stessa Rossello (che è anche avvocato di Berlusconi nel divorzio dalla moglie), messa di fronte al fatto che Jonella Ligresti con il difensore Gianluigi Tizzoni avesse consegnato in Procura la registrazione di nascosto di una conversazione nella quale il 19 luglio il segretario del patto di sindacato di Mediobanca confermava a voce l’esistenza della lettera firmata da Nagel il 17 maggio, l’ha consegnata a pm. La lettera dunque esiste a dispetto della smentita informale di Mediobanca il 24 luglio («Mai firmati documenti») e della risposta ufficiale del 27 luglio a Consob in cui Mediobanca ha ribadito di «non aver stipulato alcun accordo con la famiglia Ligresti».

La linea di Mediobanca ieri notte non cambia («Nagel conferma di non aver stipulato alcun accordo con la famiglia Ligresti»), ma di fronte alle evidenze documentali si arricchisce di una storia che sinora mai era stata comunicata, tantomeno alla Consob giorni fa. Una volta ammesso che a inizio anno la Consob gli aveva già manifestato la contrarietà a che fossero esaudite le richieste formulate dai Ligresti il 12 gennaio, Nagel spiega di aver «siglato la fotocopia di un foglio di carta» scritto da Jonella, ma «esclusivamente per presa di conoscenza» e per reggere le insistenze di Salvatore Ligresti, che lamentava di non trovare più alcun ascolto in Unipol e Unicredit, gli chiedeva di intercedere e giungeva (secondo Nagel) a minacciare persino il suicidio. Nagel tiene però a declassare la lettera a «elenco di desiderata della famiglia Ligresti». Richieste, ritiene Piazzetta Cuccia, «in parte note e non destinate a Mediobanca, che non è parte di alcun accordo con la famiglia in questione, né quindi impegnative per l’istituto». E l’elenco, «tenuto conto anche della risposta della Consob del 24 maggio, non si è mai tradotto in alcuna ipotesi di accordo con Mediobanca, Unicredit o Unipol».

C’è infatti un motivo per il quale è così importante chiarire se la lettera sia stata firmata anche da Nagel, se abbia nascosto al mercato anche solo la praticabilità di una trattativa anche dopo il 24 maggio per il soddisfacimento anche futuro delle pretese dei Ligresti. In mezzo alle versioni differenti sino ormai a essere inconciliabili tra le varie parti in gioco (Unipol ha peraltro appena «ereditato» dai Ligresti il 3,8% di Mediobanca e il 5,4% di Rcs-Corriere della Sera, di cui Mediobanca è seconda azionista con il 14%), il motivo è che l’esistenza dell’accordo avrebbe violato la condizione posta dalla Consob il 24 maggio per esentare Unipol dall’altrimenti costosissima «Offerta pubblica di acquisto» obbligatoria su Premafin-Fonsai-Milano Assicurazioni. Invocata dai piccoli azionisti, l’Opa sarebbe stata insostenibile per i mezzi della compagnia bolognese e i piani di Mediobanca e Unicredit, disposte (pur di far riuscire l’operazione) a riconoscere lucrose commissioni alle banche estere del consorzio di garanzia. Consob, cristallizzando un orientamento già manifestato fin dalle prime avvisaglie di richieste dei Ligresti a gennaio, il 24 maggio subordinò l’esenzione di Unipol dall’Opa obbligatoria al fatto che dal complesso di fusioni e aumenti di capitale, destinati a penalizzare i piccoli azionisti, i vecchi azionisti di controllo Ligresti non ottenessero alcun beneficio economico, neanche in futuro. E proprio questa condizione sarebbe stata violata nel caso in cui la lettera firmata da Nagel costituisse un reale impegno nei confronti dei Ligresti: perciò Nagel, di cui l’avvocato Mario Zanchetti chiederà l’archiviazione, è stato indagato giorni fa insieme a Ligresti per l’ipotesi di ostacolo alla vigilanza Consob.

Luigi Ferrarella

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