Metà degli italiani «dimentica» gli eredi

Gianfranco Ursino

Meno della metà degli italiani si pone il problema di gestire per tempo il trasferimento intergenerazionale della ricchezza di famiglia. E solo uno su quattro, tra coloro che dichiarano di voler pianificare la successione dei beni agli eredi, ha messo poi in atto qualche azione concreta per realizzarlo.

È quanto emerge dal sondaggio condotto da IPR Marketing in esclusiva per Plus24, considerando però che tra i mille italiani ultraquarentenni che hanno risposto ci sono anche le famiglie meno abbienti.

 

dal dire al fare

La distribuzione geografica delle risposte evidenzia un maggior interesse sul tema della successione da parte di coloro che vivono al Sud e al Nord della Penisola, ma sono le famiglie del Centro Italia le più attive a comportarsi effettivamente di conseguenza, rivolgendosi a un professionista per fare le mosse necessarie per tempo. «In generale – afferma Antonio Noto, direttore di IPR Marketing – non c’è dubbio che il comportamento sia fortemente influenzato da un livello alto di scaramanzia e, quindi, di timore collettivo, il che incide in maniera evidente nella differenza significativa tra coloro i quali pensano di effettuare una successione e quelli che realmente la mettono in pratica».

questione di cromosomi

Dal sondaggio anche emerge un comportamento molto diverso tra uomini e donne. «Queste ultime – continua Noto – sono più per il fai-da-te, richiedono meno l’apporto di professionisti e temono che l’assenza della successione possa favorire persone che non meriterebbero il beneficio, insomma la successione è vista come messaggio conflittuale nei confronti delle persone con cui evidentemente non c’è grande stima. I maschi invece sono più tecnici ed è per questo che si affidano di più all’aiuto degli esperti».

notai in primis

Nel porre in atto una pianificazione successoria, le ragioni puramente economiche (risparmi fiscali e di costi) sono secondari rispetto alle motivazioni di ordine “familiare” per evitare che gli eredi si trovino un domani ad affrontare lunghissimi contenziosi. Motivazioni che spiegano anche il massiccio ricorso a notai e avvocati come figure di riferimento per pianificare la successione. Seguono a ruota i consulenti bancari, mentre molto occasionalmente ci si avvale per queste tematiche di fiscalisti (7%) e commercialisti (5%). Tra gli strumenti più gettonati per mettere in atto le proprie volontà, i disponenti dichiarano di aver utilizzato nell’ordine: fondi immobiliari nel 39% dei casi, abbinandoli o in alternativa all’istituto giuridico della donazione (31%), al testamento (20%), polizze vita (13%) e patti di famiglia (7%). Una prevalenza di fondi immobiliari che conferma l’amore per la casa degli italiani.

Fonte

Condividi questo contenuto sulla piattaforma che preferisci.

Facebook
Twitter
LinkedIn
Telegram
WhatsApp
Email
Stampa

Accedi con le tue credenziali

 per usufruire di tutti i servizi riservati agli associati U.L.I.A.S.

Nel caso non fossi ancora registrato, puoi richiedere adesso l’accesso che verrà validato dopo il versamento della quota associativa.