L’accordo del notariato dà certezza sull’idoneità della copertura e sul controllo Parla Giorgio Moroni, consigliere di Aon Spa e responsabile nazionale del Team Professional
Services di Aon, il principale broker attivo nel settore Rc professionale che sta seguendo diverse gare in Italia.
Qual è la platea degli interessati alla riforma?
L’obbligo vero e proprio è previsto solo per gli Ordini professionali. Gli interessati al provvedimento sono quindi i 25 ordini esistenti in Italia per un totale di circa due milioni di professionisti.
Tuttavia anche le altre professioni si stanno organizzando…
Gli albi e le associazioni non ordinistiche sono interessate comunque in quanto il cittadino può richiedere la copertura assicurativa al professionista. A questo punto si sta verificando un processo di emulazione da parte delle altre professioni che ambiscono ad avere lo status degli iscritti agli ordini. Si pensi alle responsabilità di alcune attività professionali come gli urbanisti e i pianificatori, che non sono iscritti all’Ordine degli architetti. Assurb, la loro associazione, ha stipulato una convenzione (tramite Aon) che sta promuovendo tra tutti gli iscritti. Lo stesso vale per gli amministratori di condominio e altre categorie.
Che differenza c’è, in termini di convenienza, tra una polizza collettiva come quella dei notai e una polizza facoltativa ad adesione?
La polizza collettiva, con oneri a carico dell’ordine, come quella varata dai Notai, essendo valida per tutta la categoria e applicata d’ufficio, consente di poter beneficiare di condizioni più favorevoli: con importi di premio considerevoli e avendo come base la totalità dei professionisti si riescono a spuntare migliori garanzie con premi inferiori. Quando si stipula una convenzione ad adesione facoltativa c’è invece una sorta di antiselezione del rischio non gradita dagli assicuratori, e quindi le condizioni economiche normalmente sono più pesanti e quelle normative più limitate. Inoltre, poiché non c’è alcun obbligo a contrarre, gli assicuratori possono rifiutare di assicurare il singolo professionista non gradito per pregressa sinistrosità o per eccessiva esposizione al rischio. Oltre a questo una polizza collettiva risolve, almeno in parte, anche le due principali criticità della legge istitutiva dell’obbligo: la certezza dell’idoneità della copertura assicurativa e lo svolgimento della funzione di controllo da parte dell’Ordine, che dovrebbe irrogare sanzioni disciplinari a carico di chi non si assicura.
Nell’Rc professionale il mercato è in mano a cinque operatori, tutti stranieri. Un’occasione persa per i leader di mercato italiani…
Direi di sì. A meno che non cambi qualcosa nei prossimi mesi. Per ora gli assicuratori italiani non partecipano alle gare e sono complessivamente assenti: applicano una politica conservativa e passiva, si limitano a mantenere in piedi i contratti in corso con la propria rete agenziale. Dietro questa posizione ci sono ragioni tecniche e gestionali non affrontate efficacemente. La principale differenza tra Rc professionale e gli altri rischi assicurativi sta nella gestione dei sinistri, che si caratterizza per essere ” long tail” (di coda lunga, ndr): l’apertura e la gestione di un sinistro di Rc professionale comporta tempi lunghi di gestione, talvolta si superano i dieci anni. La gestione efficiente di un sinistro è essenziale e deve prevedere una grande capacità nell’appostare riserve prudenti e stabili nel tempo. Ciò implica una gestione centralizzata e uniforme dei sinistri e non impostata su uffici periferici, come d’uso da parte degli assicuratori italiani. C’è in sostanza un problema di attitudine inadeguata nella gestione dei sinistri che si ripercuote pesantemente nella economicità dei programmi assicurativi. Gli assicuratori stranieri, al contrario, da decenni in Europa si misurano differentemente con la Rc professionale e questo spiega la loro buona disponibilità attuale ad assumere in Italia.
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