La Procura ha rimesso la palla al centro e i Ligresti vogliono un nuovo cda Premafin

GIOVANNI PONS

MILANO

— L’intervento del custode negoziale del 20% di azioni Premafin, che tre giorni fa in accordo con la procura ha chiesto una nuova convocazione dell’assemblea Premafin, ha avuto l’effetto di rimettere la palla al centro nella partita per il controllo di Fonsai.

E difatti, a poche ore dalla sua richiesta, il tandem Sator-Palladio ha inviato la nuova offerta alla compagnia assicurativa che ricalca sostanzialmente la precedente. Mentre, a sorpresa, ha ripreso voce anche la famiglia Ligresti che per bocca di Paolo ha chiesto la convocazione urgente di un’assemblea Premafin per procedere al rinnovo del consiglio di amministrazione. Insomma l’iniziativa del custode pare abbia colto nel segno, andando nella direzione di una effettiva valorizzazione della quota sequestrata dalla procura (la quale ieri ha sottolineato la sua equidistanza tra Unipol e Sator-Palladio) e che potrebbe finire confiscata e quindi nelle disponibilità dell’Erario. Il custode Alessandro Della Chà, in ogni caso, non ha agito in solitudine: ha informato il titolare dell’inchiesta che ha portato al sequestro delle azioni, Luigi Orsi, della sua iniziativa e questi ne ha condiviso le motivazioni. L’interesse di Della Chà è dunque quello di verificare se offerte alternative a quella di Unipol possano creare più valore per i soci Premafin. Una possibilità che finora era stata negata sulla base del fatto che il contratto firmato il 29 gennaio scorso tra le due società prevedeva un vincolo di esclusiva. Ma il quadro è cambiato da quando sono state sequestrate le azioni che Salvatore Ligresti aveva parcheggiato nei trust offshore e, più recentemente, con la dichiarazione di fallimento delle holding immobiliari Sinergia e Imco a loro volta titolari di un pacchetto del 20% di Premafin. Così, alla prossima assemblea della holding che oggi il cda dovrà convocare probabilmente per inizio agosto, il 40% delle azioni sarà in mano a curatori fallimentari e custodi giudiziali. E a poco sembra servire, nella situazione che si è venuta a creare, la minaccia più volte annunciata dalle banche guidate da Unicredit di un’eventuale escussione del pegno sul 35% di azioni Fonsai a fronte dei 370 milioni di crediti vantati su Premafin. Le banche hanno infatti appena siglato una ristrutturazione del debito della holding che era stata subordinata al via libera alla proposta Unipol da parte dell’assemblea Premafin. Ora quell’accordo potrebbe venire meno se l’assemblea di agosto dovesse virare in direzione dell’offerta Sator-Palladio e il destino di Premafin diventerebbe a quel punto incerto. La proposta dei due fondi, rinnovata ieri fino al 10 agosto, prevede un aumento di capitale da 800 milioni di cui 400 sottoscritti dagli stessi proponenti a un prezzo almeno doppio a quello che pagherà il mercato per sottoscrivere la parte di aumento in opzione. Matteo Arpe e Roberto Meneguzzo nella lettera inviata ieri al cda Fonsai avrebbero inoltre dissipato alcuni dubbi riguardo la solidità finanziaria della loro offerta a cui potrebbe associarsi un terzo investitore già individuato. Così come le adesioni di alcune banche a un eventuale consorzio di garanzia per l’aumento.

 

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