La Corte dei conti avverte: «Precari, pensioni a rischio»

ROMA — Un avvertimento per il futuro: la riforma delle pensioni «introduce maggiore equità», legando l’importo dell’assegno al valore dei contributi versati, ma «abbandona il principio dell’adeguatezza previdenziale» che si fonda sul legame tra il reddito da lavoro e quello da pensione

. Il peggioramento del tenore di vita sarà molto più marcato rispetto al passato. Senza contare che le «crescenti forme di precarietà» avranno «riflessi su adeguatezza delle prestazioni e sostenibilità sociale del sistema». Ed è per questo che la Corte dei conti chiede «misure di rilancio» per «incentivare le esigue iscrizioni» alla previdenza complementare. L’analisi è contenuta nella relazione sulla gestione finanziaria dell’Inps nel 2011, 150 pagine che si concentrano sui problemi dell’Istituto nazionale di previdenza. A partire dalle «indilazionabili» misure di risanamento dei principali fondi dell’istituto e la razionalizzazione di quelli minori, in «consecutiva e più marcata perdita complessiva», bilanciata solo in parte dagli attivi di altri capitoli, come quello dei parasubordinati.

 

La Corte registra nel 2011 una «ulteriore contrazione dell’avanzo finanziario, un accentuato deficit economico» e prevede «pesanti risultanze negative nel 2012», anche a causa della fusione con l’Inpdap. Un situazione delicata che, secondo i magistrati contabili, rende necessario «monitorare assiduamente l’incidenza delle riforme del lavoro e della previdenza obbligatoria sulla spesa pensionistica». Considerato anche che le «eventuali difficoltà di integrale e tempestiva riscossione delle contribuzioni dovute dalle amministrazioni pubbliche» potrebbero «provocare ulteriori problemi di liquidità con incidenza sulla stessa correttezza delle prestazioni».

Dalla Corte arriva anche una bacchettata sulle consulenze: la relazione «richiama una attenta e responsabile riflessione sul crescente ricorso a risorse umane esterne». Mentre viene accolta positivamente la «maturazione, in ambiente governativo e parlamentare, dell’auspicata decisione di riassetto e riequilibrio della governance dell’istituto nei profili della vigilanza ministeriali e dei controlli interni» anche «al fine di correggere le eccessive concentrazioni di potere nel presidente».

Sarà pubblicata stamattina la circolare interpretativa del ministero del Lavoro con cui vengono corrette le norme sui contratti a termine entrate in vigore quest’estate con la riforma Fornero. Dice la legge che la pausa tra un contratto a termine deve essere di almeno 60 giorni, che salgono a 90 se il primo contatto è stato di almeno sei mesi. La circolare firmata da Elsa Fornero mantiene questo principio generale ma dice che è possibile prevedere una pausa più breve se sindacati e datori di lavoro trovano un accordo in sede di contrattazione collettiva. Una decisione annunciata che arriva dopo un lungo pressing degli imprenditori che, di fatto, lamentavano l’impossibilità di rinnovare i contratti a termine vicini alla scadenza.

Lorenzo Salvia

lsalvia@corriere.it

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