Il destino Fonsai legato alle banche

MILANO — Le banche stringono sul dossier Ligresti.

Anche ieri gli istituti creditori di Premafin hanno proseguito i lavori e i contatti fra loro su entrambi i possibili percorsi: l’accordo per la ristrutturazione del debito da 368 milioni della holding e la procedura di escussione del pegno, con il ritiro cioè della partecipazione pari al 35,7% detenuta da Premafin in Fonsai. Un bivio con conseguenze molto diverse rispetto al quale la decisione finale dipende da cosa avverrà oggi e nei prossimi due giorni.

 

Lo scenario è radicalmente cambiato da quando Jonella e Paolo Ligresti, dopo la presentazione dell’offerta tris su Fonsai da parte di Palladio e Sator, hanno comunicato la decisione «irrevocabile» di non rinunciare alla manleva e di non prendere impegni sul diritto di recesso, condizioni che secondo la Consob rappresentano benefici per i Ligresti e quindi incompatibili con il salvataggio e l’esenzione da Opa. Esenzione senza la quale Unipol si ritirerà dalla partita.

La decisione dei Ligresti di rigettare le richieste avanzate dalla Consob nel documento in cui ha posto le condizioni per l’esenzione da Opa su Premafin e Fonsai, possibile solo in caso di assenza di benefici alla famiglia, e rinviato il tema della Milano assicurazioni a concambi indicati, non ha comunque fermato il lavoro dei consigli del gruppo già convocati. Oggi si terrà il board di Premafin, lunedì quelli di Fonsai e Milano e l’ordine del giorno comune è la valutazione della proposta Unipol sui concambi, che ha portato al 61% la quota di controllo bolognese sul nuovo aggregato da costituire (percentuale coincidente con le indicazioni di Fondiaria Sai), e ha aperto ad alcune asserzioni presentate dalle società del gruppo Ligresti e chiuso ad altre. Oggi e domani dunque i comitati degli indipendenti porteranno le proprie valutazioni vincolanti ai rispettivi board. Il comitato di Premafin, secondo indiscrezioni non smentite, avrebbe già deciso di andare avanti nel progetto Unipol. Ieri i vertici di Fonsai hanno incontrato gli indipendenti della Milano e hanno scritto a Premafin perché dia una valutazione della posizione della holding nell’offerta di Palladio e Sator: i due investitori propongono un aumento di capitale da 800 milioni per Fonsai al quale Premafin potrebbe partecipare con un finanziamento diluendo la propria quota fra il 12 e il 25%.

Le banche creditrici di Premafin seguiranno da vicino i processi decisionali, che costituiranno la base per le loro determinazioni. Decise ad appoggiare solo il piano presentato dal gruppo assicurativo delle coop e non intenzionate a considerare il progetto alternativo di Palladio e Sator, le banche, Unicredit in testa, hanno in pratica già pronto, con gli ok dei propri organi deliberanti, l’accordo di ristrutturazione del debito. Tuttavia la firma finale è subordinata ai tre sì da parte dei consigli Premafin, Fonsai e Milano alla proposta Unipol e al voto favorevole martedì dell’assemblea di Premafin sull’aumento di capitale da 400 milioni riservato al gruppo bolognese. In caso contrario gli istituti non procederebbero sull’accordo e verrebbero a cadere per la holding, che ha conti in profondo rosso, i presupposti del piano di risanamento ex articolo 67 della legge fallimentare con il conseguente default. Gli istituti a quel punto avvierebbero la procedura di escussione del pegno sulla partecipazione in Premafin, che consegna loro subito i diritti di voto. Dunque è possibile che le banche decidano per il ritiro delle azioni in pegno già lunedì, in caso anche di un solo no che faccia saltare il piano Unipol. Nel caso invece i tre consigli deliberassero a favore della proposta bolognese appoggiata dagli istituti l’ultima «prova» sarebbe l’assemblea Premafin. Come voteranno i Ligresti in assemblea, dopo la decisione di Jonella e Paolo? Un voto favorevole non sarebbe coerente, ma uno contrario porterebbe a default ed escussione del pegno.

Sergio Bocconi

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