Grande Unipol, taglio per mille agenzie

Cesare Peruzzi

FIRENZE

Mille di troppo. Dopo la fusione con Fondiaria-Sai, che dovrebbe concludersi entro metà del prossimo anno, la Grande Unipol avrà più di 6 mila agenti (oggi sono 1.700)

: troppi, in base alla quota di mercato massima consentita dall’Antitrust (30%). Il gruppo bolognese, alle prese con la messa a punto di un piano industriale integrato (da consegnare all’Isvap prima di Natale), nonostante il ricorso presentato al Tar per una sottovalutazione di quasi 4 miliardi del mercato italiano delle polizze Danni, si prepara a tagliare portafoglio e rete.

«Siamo impegnati a rispettare le indicazioni dell’Authority», dice Mauro Rocchi, 51 anni, responsabile dei rapporti contrattuali e della gestione degli agenti di Unipol. «La consistenza del dimagrimento – aggiunge – dipenderà dai risultati del lavoro di analisi che il gruppo sta facendo con l’advisor (Kpmg, n.d.r.)». Il dato che circola, non confermato, è di circa un migliaio. «La materia è complessa, perchè da una parte dobbiamo valutare quanto pesiamo nei diversi settori e nelle singole province – aggiunge – dall’altra vogliamo integrare i nuovi nella cultura di Unipol, proprio mentre il legislatore punta a snaturare ruolo e prerogative degli agenti assicurativi, con la soppressione della figura del monomandatario».

La gran parte degli agenti Unipol, in questo momento, è monomandataria, in linea con l’accordo del 2011 ispirato a una sorta di partnership con l’azienda. «Vedere gli agenti come broker o semplici venditori è sbagliato – spiega Rocchi –. Il nostro è una lavoro da consulenti: ciascuno deve rappresentare una compagnia, così come un promotore finanziario non può lavorare per società diverse. A tutela del cliente. Può un agente collaborare trasversalmente con altri agenti? – continua Rocchi –. La verità è che si cerca di trasformare gli agenti in semplici distributori, con l’unico obiettivo di abbassare i prezzi».

Il manager di Unipol, però, mette in guardia anche da questo che potrebbe sembrare un traguardo positivo, almeno per il pubblico. «Valutare un servizio assicurativo solo in relazione al prezzo è sbagliato – sottolinea –. I fattori da considerare sono molti, altrimenti basterebbe l’online. Con il patto-Unipol del 2011 abbiamo ridisegnato il quadro dei rapporti con la rete degli agenti, su base paritetica e con un focus marcato sulla formazione. Questo sistema punta a remunerare la qualità e non il volume degli affari».

Come farà il gruppo bolognese a ridurre la quota di mercato? «Cedendo rami d’azienda, nella misura richiesta dall’Antitrust», taglia corto Rocchi. Fatta la fusione, dunque, Unipol individuerà le divisioni operative da vendere. E il pacchetto comprenderà mille agenti con relativo portafoglio.

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