Generali L’esercizio di Greco Vuole un Leone a trazione estera

Il 14 gennaio presenterà la revisione strategica del business Dalle cessioni in Usa e di Bsi le risorse per i nuovi investimenti DI STEFANO RIGHI sei mesi dopo l’uscita di Giovanni Perissinotto dalla stanza riservata al group ceo delle Assicurazioni Generali, la compagnia di Trieste si avvia a chiudere un anno di svolta e di discontinuità

. In attesa dei numeri definitivi del 2012 — il cda li licenzierà il 13 marzo prossimo — il Leone si racconta attraverso la recente trimestrale, che parla di un concreto ritorno al business assicurativo più classico (premi danni a +4,7%), di uncombined ratio pari al 96,6 per cento e di un parallelo risultato operativo del settore finanziario in crescita del 17% a 320 milioni, con un utile netto nei nove mesi di 1,1 miliardi. A questi numeri si affianca il test di Borsa: dal momento dell’uscita di Perissinotto il titolo ha guadagnato il 46 per cento.

 

Ridisegno

Mario Greco, da agosto al timone, ha già ridisegnato la geografia interna alla compagnia, nel segno di una verticalizzazione che sembra essere gradita sia al mercato che agli azionisti, non foss’altro per una più precisa linea di comando che corrisponde — pur in una gestione collettiva, come si confà a un gruppo di simili dimensioni — a una più diretta assunzione di responsabilità. A Trieste oggi è in atto la strategic review, una rivisitazione interpretativa del business alla luce delle mutate condizioni macroeconomiche che verrà presentata agli analisti il 14 gennaio a Londra. Così sulla scrivania di Greco oggi ci sono almeno tre dossier aperti: il primo riguarda il confronto domestico — dove Generali può crescere solamente per linee interne — con una concorrente che si annuncia agguerrita come l’Unipol dopo l’acquisizione di Fondiaria Sai; quindi, il ruolo internazionale (soprattutto in Asia e sui mercati emergenti), unitamente al rapporto in Europa con Axa e Allianz, le altre due corazzate del Vecchio Continente. Infine, il capitolo delle vendite, da quella appena realizzata dell’israeliana Migdal (705 milioni di ricavi), alla luganese Banca Bsi e alle attività riassicurative negli Usa. Da queste cessioni, per la cui completa realizzazione serve però tempo, Greco ricaverà le risorse per crescere nel core business. La vocazione internazionale è nel gruppo: su 85 mila collaboratori del Leone, 70 mila sono fuori dall’Italia. Parallelamente, il presidente Gabriele Galateri di Genola mantiene viva la dialettica con i soci, in particolare con il primo azionista Mediobanca e con la Banca d’Italia che, tra la controllata Bonifiche Ferraresi e il proprio fondo pensione, assomma il 4,467 per cento del Leone.

Alleggerimenti

Per quanto riguarda Mediobanca le posizioni sembrano convergere verso un graduale ma solo parziale disimpegno del primo azionista. Oggi in Piazzetta Cuccia si vedono convergere due diverse correnti: una interna, propria, spinge verso una diminuzione del peso dell’investimento inequity e potrebbe interessare non solo i titoli disponibili alla vendita ma anche le partecipazioni strategiche; l’altra prescrittiva, che deriva dalle regole — ancora non definite — di Basilea 3. Allo stato Mediobanca potrebbe essere chiamata — in forza alle norme che riguardano la concentrazione dei conglomerati finanziari — a scendere tra il 2014 e il 2018 al 10 per cento in Mediobanca. Ovvero a cedere circa lo 0,6 per cento delle azioni del Leone, ogni anno, per cinque anni.

Questa doppia convergenza, di volontà autonoma e di prescrizione, ridisegnerà il profilo del Leone e ovviamente di Piazzetta Cuccia, che oggi guarda a Trieste con rinnovato interesse. La revisione strategica cui Greco sta lavorando sarà volta a raggiungere una maggiore redditività, che dovrebbe portare a un aumento dei benefici per i soci. Ad oggi, Mediobanca controlla circa il 13,24 per cento del Leone, una quota pari a poco meno di 210 milioni di azioni Generali, pacchetto che risulta iscritto a bilancio per un controvalore di 2,356 miliardi di euro, ovvero un prezzo di carico di poco superiore agli 11,4 euro, oltre un euro per azione al di sotto delle valutazioni borsistiche di questi giorni. Mediobanca però non ha fretta: vuole legittimamente trarre il massimo beneficio possibile dall’alienazione di una parte della suo portafoglio equity, convinta com’è che la cura Greco possa giovare al Leone.

Meno definita — ma anche meno «pesante» — la partecipazione della Banca d’Italia: su queste pagine il direttore generale Fabrizio Saccomanni, lo scorso 29 ottobre, ha assicurato che via Nazionale «troverà una soluzione» in tempo per l’entrata in vigore dell’Ivass, la nuova Authority delle polizze. L’Ivass partirà il primo gennaio: manca poco più di un mese.

@Righist

Fonte

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