MILANO
— Oltre dieci anni dopo la mancata Opa su Fondiaria da parte di Sai, che aveva agito in concerto con Mediobanca,
la Cassazione torna a dare ragione ai piccoli soci dell’epoca della compagnia fiorentina e impone alla Corte d’appello di rifare il processo e di quantificare il danno subito. Toccherà poi a Fondiaria- Sai e a Mediobanca, in solido tra loro, pagare il risarcimento che verrà fissato. Dunque, mentre è ancora in corso il riassetto Unipol-Fonsai (e le indagine della magistratura sul gruppo Ligresti e i rapporti di questi con Mediobanca), torna di attualità una vicenda lontana nel tempo: con una sentenza scritta da Renato Rordorf (insigne giurista ed ex commissario Consob) e depositata a ridosso di Ferragosto, i soci storici di Fondiaria – riuniti nella finanziaria Promofinan – hanno visto confermate le loro tesi, accolte inizialmente dal Tribunale di primo grado ma rigettate in Appello. Intendiamoci, non è in discussione che l’opa andasse lanciata; ma all’epoca il concerto tra Ligresti e Mediobanca, di conseguenza il superamento della soglia del 30% nella Fondiaria anche attraverso «soggetti interposti » (i famosi cinque cavalieri bianchi) e dunque l’obbligo di lanciare un’opa furono decretati solo alla fine del 2002; troppo tardi per tornare indietro, decise la Consob, visto che la fusione tra Fondiaria e Sai era già avvenuta da mesi. Non per questo, scrive ora la Cassazione, i soci di minoranza che hanno subito un danno e che hanno avviato cause prima che scattassero i termini della prescrizione (18 febbraio 2012) hanno perso il diritto a veder ristorato il loro danno. Si tratta di un risarcimento – sottolineano i giudici – che non viene peraltro automaticamente annullato da sanzioni amministrative o dalla sterilizzazione dei diritti di voto. Dunque, la causa intentata da Promofinan (i soci storici fiorentini) ritorna in Appello: la corte dovrà rifare il processo, accertare che i soci abbiano effettivamente subito un danno e quantificarlo tra il prezzo dell’opa obbligatoria mancata e il prezzo cui i soci hanno poi venduto le loro azioni (ove questo sia più basso). E Fonsai, in solido con Mediobanca, dovrà pagare i danni: nell’ambito della causa Promofinan, ma anche in quella tuttora in Appello dell’allora amministratore delegato di Fondiaria, Roberto Gavazzi, e delle altre, a partire da Deminor, alla famiglia Ricci, ai Marcegaglia, ai Pecci-Antinori-Bastianello. La sentenza della Cassazione infatti ha sottolineato un concetto molto importante: chi supera il 30% di una società quotata deve lanciare un’opa. Vendere entro un anno le azioni per scendere sotto la soglia rilevante, procedere a una fusione, sterilizzare i voti non serve a cancellare il danno. Anche i piccolo azionista ha il diritto di “partecipare alla festa” vedendo riconosciuto almeno in parte il premio che in genere il nuovo socio paga per avere la maggioranza.
(vi.p.)
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