Decreto Sviluppo in cdm venerdì. La soluzione è nelle polizze Vita

Ogni volta che c’è bisogno di un anticipo di cassa, di reperire un po’ di liquidità, il governo bussa alla porta delle compagnie di assicurazione.

Anche l’esecutivo di Mario Monti non sembra fare eccezione e per trovare fondi utili a finanziare il decreto Sviluppo si appresta a colpire le imprese assicurative, in particolare le cosiddette «esterovestite». Si tratta più in dettaglio delle compagnie italiane che hanno scelto di trasferire la fabbrica prodotto all’estero, in particolare in Irlanda, perché lì (come del resto anche per i fondi comuni) avere le autorizzazioni necessarie a creare uno strumento finanziario è molto più semplice e veloce che in Italia. Ma queste polizze (la gran parte di quelle del ramo Vita) poi vengono di fatto collocate in iTalia, spesso tramite banche, in regime di libera prestazione di servizi. In pratica, basta una semplice comunicazione all’Isvap, l’istituto di controllo del settore, per avere il nullaosta alla vendita in Italia. Mentre però per le polizze di diritto italiano il regime fiscale prevede che le compagnie debbano versare ogni anno all’Erario lo 0,35% dello stock di riserve accumulate, per i prodotti «esterovestiti» non è previsto, finora, alcun prelievo. Un divario che il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, sembra pronto a colmare, anche perché l’intervento potrebbe consentire al governo di reperire risorse tra 130 e 140 milioni. Fondi indispensabili a sbloccare il decreto Sviluppo, che nei giorni scorsi è stato più volte rinviato per mancanza di copertura finanziaria. A ben vedere non si tratta di un vero prelievo, ma di un anticipo d’imposta, perché quel versamento che le compagnie fanno allo Stato viene poi trasformato in un credito d’imposta nei confronti dell’Erario, da compensare con altre tasse. In pratica, una specie di finanziamento che il governo chiede alle imprese assicurative, a costo zero. Una leva che negli ultimi anni è stata più volte azionata, anche dall’esecutivo di Silvio Berlusconi. Del resto l’aliquota dello 0,35% applicata alle riserve Vita delle polizze di diritto italiano nel 2002 era pari allo 0,2%. Poi negli anni è stata ritoccata a più riprese: è passata prima allo 0,25% poi allo 0,3% e ora ha raggiunto lo 0,35%. Per le polizze estere il passaggio a questa stessa aliquota avverrebbe invece in un sol colpo e, come detto, il beneficio per le casse statali sarebbe immediatamente di circa 130-140 milioni. Le polizze «esterovestite » generano infatti premi per circa 7 miliardi l’anno mentre le riserve complessive ammonterebbero a circa 40 miliardi. Un prelievo dello 0,35% produrrebbe quindi un gettito pari a 140 milioni, utile a finanziare gli interventi di rilancio dell’economia previsti dal dl di Passera. Grazie alla tassazione delle polizze estere la partita sul decreto potrebbe quindi finalmente sbloccarsi e, con questo lasciapassare, il provvedimento potrà arrivare sul tavolo del Consiglio dei ministri di venerdì prossimo. (riproduzione riservata) Anna Messia

 

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