Genova – Sedici dei 17 consiglieri della Fondazione Carige che hanno firmato la mozione di sfiducia contro il presidente, Flavio Repetto, rincarano la dose. Ma il Partito Democratico accusa: «Irresponsabili, mettono a rischio la banca».
In un’intervista al Secolo XIX, l’ex ministro Claudio Scajola spiega: «I malumori non arrivano solo da persone vicine a me e Berneschi». Ecco alcune delle risposte che ci ha dato.
Cosa risponde a chi dice che individua i nomi di Scajola e di Berneschi dietro l’iniziativa dei 17?
«Che è evidente che certe fibrillazioni ci sono. Ma certo non si può dire che chi ha espresso una posizione critica faccia parte solo della “cerchia” di Berneschi e di Scajola. Mi pare che i numeri dicano già ora che sono di più, e lo potremo constatare già dai prossimi passaggi».
Le «fibrillazioni», almeno nel suo caso, quello di Claudio Scajola, sono legate alla scarsa rappresentanza di Imperia nel nuovo consiglio di Carige?
«Il problema ha dimensioni più ampie. Si era parlato di un nuovo assetto di Carige che tenesse comunque conto delle ragioni del territorio. Non mi pare che sia andata a finire così. I ponentini sono scomparsi, i genovesi sono… milanesi e torinesi. Mi pare che “Alice nel paese delle meraviglie” sia chi pensava che una situazione come quella che si è creata non finisse, inevitabilmente, per provocare delle fibrillazioni».