Alle compagnie piace il salva-bilanci

Anna Messia

 

Nel 2010 l’utilizzo era stato marginale.

Appena il 17% del mercato assicurativo aveva fatto ricorso al decreto salva-bilanci, per evitare che la crescita degli spread sui titoli del debito pubblico, oltre che il calo delle borse, colpissero oltre misura i bilanci societari, costringendo le imprese ad aumentare il capitale. Un provvedimento che, introdotto per la prima volta nel 2008, aveva lo scopo di evitare l’effetto moltiplicatore della crisi, consentendo alle imprese assicurative di non svalutare alcuni titoli, anche se inseriti tra le poste di bilancio non durevoli. Ma dopo un anno, complice l’impennata dello spread sui Btp della scorsa estate, le compagnie hanno abbandonato ogni remora e l’anno scorso hanno fatto ampio ricordo al provvedimento che ha reiterato le misure di carattere straordinario anche per i bilanci 2011. A utilizzare il decreto del ministero dell’Economia di luglio dello scorso anno è stato il 65% del mercato assicurativo contro, come detto, il 17% dell’anno prima. Il dato puntuale è contenuto nella relazione annuale dell’Isvap, l’istituto di controllo del settore, che quest’anno ha saltato il consueto incontro annuale, ma nei giorni scorsi ha pubblicato sul sito web l’intera documentazione, da cui risulta che ad avvalersi del provvedimento sono stati 29 gruppi assicurativi, contro i 10 del 2010. L’argomento, tra l’altro, è di stretta attualità visto che lo spread sui Btp ha ripreso a crescere e la prossima settimana, con l’arrivo del 30 giugno, sarà tempo di iniziare a tirare le somme. Proprio in questi giorni è atteso, tra l’altro, il regolamento definitivo dell’Istituto guidato da Giancarlo Giannini che detterà le regole dell’intervento salvabilanci anche per il 2012, messo in pubblica consultazione nelle scorse settimana. La nuova normativa anti-crisi è stata definita dal decreto Milleproroghe che ha dato stabilità nel tempo al provvedimento, prevedendo che non ci sarà più bisogno di un rinnovo annuale visto che le nuove regole potranno essere applicate fino all’entrata in vigore di Solvency II, che potrebbe arrivare l’anno prossimo, ma più probabilmente nel 2014. Potranno però rientrare nel provvedimento esclusivamente i titoli di Stato mentre resteranno fuori tutti gli altri titoli che erano inclusi nei precedenti interventi. Ma la novità più importante, come noto, riguarda i poteri concessi all’Isvap sulle imprese assicurative che decideranno di utilizzare anche per il 2012 il salvagente per i bilanci: per queste compagnie l’istituto potrà adottare interventi restrittivi o limitativi sulla politica di distribuzione degli utili, intervenendo cioè sulle cedole, oltre che sui sistemi di remunerazione, e anche sul governo societario e più in generale sui requisiti di organizzazione. Insomma, l’Istituto potrebbe richiedere manovre di rigore alle compagnie che vorranno utilizzare di nuovo il salva-bilanci. Intanto, un altro elemento importante che emerge consultando la relazione Isvap, è il fatto che, nonostante, il decreto anticrisi, il margine di solvibilità delle imprese nel 2011 si è ridotto. Nel ramo Vita, per esempio, il rapporto di solvibilità nel 2010 era dell’1,87. Le imprese avevano cioè una copertura del margine pari a 1,87 volte il minimo richiesto. Rapporto che lo scorso anno, sempre nel Vita, è sceso a 1,75 volte e senza le norme anti-crisi sarebbe calato addirittura a 1,5. La flessione, anche se meno preoccupante, non ha risparmiato il ramo Danni: nel 2010 il rapporto di solvibilità era 2,8, sceso a 2,7 l’anno scorso (ma senza manovre salva-bilanci la cifra sarebbe stata più bassa: 2,6). Insomma, il mercato, nonostante la crisi, non sembra avere bisogno di grandi ricapitalizzazioni. Ma non mancano le eccezioni. «A dicembre 2011 due imprese Danni e quattro nel Vita avevano carenze di margine», rileva l’Isvap, aggiungendo che le due società Danni e altre due del Vita hanno già sanato le carenze, mentre delle altre due imprese Vita, una ha proposto all’Istituto un piano di risanamento e l’altra ha presentato a Giannini misure ad hoc che «l’autorità sta valutando». E in questo elenco non ci sarebbe Fondiaria-Sai che, come noto, non ha problemi di carenze a livello individuale ma soltanto a livello aggregato, ovvero di gruppo. (riproduzione riservata)

 

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