Antonio Quaglio
Poco meno di due anni fa – mentre già si profilava il primo riassetto di FonSai – Plus24 ricevette e pubblicò una lettera di Guido Luzzatto, piccolo azionista storico di Fondiaria.
Lamentava come «prima dell’euro», il titolo della compagnia fiorentina valesse 35mila lire (cioè più di 18 euro al cambio nominale) mentre – nel novembre 2010 – FonSai risultasse già molto deprezzato (poco più di 4 euro ribasati). Il lettore ricordava anzitutto come già nel 2001 Fondiaria fosse passata a Sai senza un’Opa che tutelasse anche i piccoli soci. Allora Mediobanca aveva dirottato precipitosamente il pacchetto di controllo di Fondiaria alla compagnia storica della famiglia Ligresti mentre andava a segno l’Opa Montedison da parte di Edf e dei suoi partner italiani, capeggiati da Fiat. La complessa “messa in sicurezza” di Fondiaria presso Sai (fidata alleata di Mediobanca) fu poi al centro di un lunghe controversie giudiziarie che coinvolse Piazzetta Cuccia, la Consob e l’Antitrust. Ma l’Opa su Fondiaria, rivolta all’intera platea dei soci non scattò, la società fu incorporata in Sai e il “core business” delle polizze finì nei più ampi disegni finanziari e immobiliari del gruppo Premafin. Nove anni dopo, in ogni caso, i piccoli azionisti ex Fondiaria si ritrovarono a soffrire parecchio. E i report erano concordi nel citare un quadro di forte degrado patrimoniale e gestionale di FonSai, appesantito da un’eccessiva esposizione verso il “real estate”. «Perchè le istituzioni economiche del paese hanno sempre sostenuto gli eventi? – si chiedeva a fine 2010 il lettore-azionista Luzzatto – Perché non sono stati tutelati i piccoli soci?». Il “grido di dolore” aveva un duplice destinatario: il sistema bancario (sempre più “tutore” di Premafin-Fonsai) ma anche Consob e Isvap. Nei mesi successivi – è ancora quasi cronaca – Mediobanca pensò per il riequilibrio d FonSai all’ingresso di un partner estero sponsorizzato da Vincent Bolloré: il gigante francese Groupama. Avrebbe portato capitali e un’importante sponda europea per il “core business” assicurativo. Niente da fare: le esigenze di controllo da parte della famiglia Ligresti e – ancora una volta – i vincoli Opa cancellarono l’ipotesi. Alla fine, l’estate scorsa, fu varata una faticosa doppia ricapitalizzazione da 800 milioni con l’ingresso di UniCredit come socio stabile a fianco di Premafin. Gli assetti proprietari cambiavano per l’Isvap era «ristrutturazione» e la Consob concesse – una volta di più – l’esenzione Opa ai soci di controllo. Sono trascorsi meno di dodici mesi e il titolo fatica a tenere quota un euro. L’ennesimo salvataggio di FonSai attraverso l’aggregazione con Unipol sta intanto maturando al tavolino dei grandi azionisti. Siamo certi che le lettere dei piccoli soci siano già pronte. Al signor Luzzatto basterà copiare, tristemente, la precedente.
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