Agenzie di rating, inchiesta chiusa “A giudizio Standard & poor’s e Fitch”

GIOVANNI DIBENEDETTO GIULIANO FOSCHINI

BARI

— Da un lato il processo che si avvicina. Dall’altro lo spettro di un maxi risarcimento, con la Corte dei conti pronta a chiedere la restituzione di 120 miliardi di euro.

Le agenzie internazionali di rating sono sempre più nel mirino dei giudici (penali e contabili) italiani. Ieri la procura di Trani ha notificato la richiesta di rinvio a giudizio per i vertici di Standard & Poor’s e Fitch. Per loro l’accusa è di manipolazione dei mercati finanziari, mentre per i vertici di Moody’s è stata chiesta l’archiviazione. Alla base dell’inchiesta del procuratore capo Carlo Capristo e del pm Michele Ruggiero, i giudizi espressi dalle agenzie sullo stato di salute dei conti pubblici e degli istituti di credito italiani. Giudizi, secondo l’inchiesta condotta dagli uomini del nucleo di Polizia tributaria di Bari, espressi spesso senza reali basi. «Si tratta di fatti gravissimi» ha detto Capristo, citando per esempio il giudizio espresso da S&P il 13 gennaio del 2012 sulla tenuta delle banche italiane, che poi portò a un declassamento del rating italiano. Quel giudizio, scrivono i pm, era «errato» e addirittura «esattamente contrario» alla situazione reale, nonostante fosse arrivato quella mattina l’invito perentorio a correggere. Agli atti è finita una mail del responsabile dell’area banche che segnalava come «uno dei punti di forza delle banche italiane è stato proprio il limitato ricorso ai finanziamenti esterni». Di qui la richiesta: «Per favore, rimuovi il riferimento alle banche!».

 

Gli imputati nell’inchiesta sono sette: tra gli altri c’è l’ex presidente di S&P Deven Sharma, David Michael Willmoth Riley, capo rating sovrano di Fitch e Alessandro Settepani, unico italiano nell’inchiesta, senior director di Fitch Italia. Gli atti della procura di Trani sono stati trasmessi alla Corte dei conti del Lazio che ha aperto un’indagine parallelo: danno erariale stimato, 120 miliardi di euro. Se ne saprà di più nei prossimi mesi. L’inchiesta ha raccolto intanto il plauso delle associazioni dei consumatori, da cui tutto era partito con la presentazione di un esposto in procura, e che ora annunciano la costituzione parte civile. Non ci stanno invece le agenzie: «Queste accuse sono totalmente infondate – dicono da S&P – dal momento che il nostro ruolo è di fornire opinioni indipendenti sul merito di credito, secondo le nostre metodologie pubbliche e trasparenti applicate in modo coerente in tutto il mondo. Continueremo a svolgere il nostro compito senza alcun timore o favoritismo nei confronti di nessuno ».

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