Il Banco Popolare sbarca nell’Rc Auto

Riccardo Sabbatini

 

Il Banco Popolare entra nel business della Rc auto. Lo ha annunciato il direttore generale dell’Istituto di credito Maurizio Faroni intervenendo al convegno annuale della società di brokeraggio Rib svoltosi in questi giorni a Cap Ferrat (Nizza)

. Le coperture dell’assicurazione obbligatoria – ha spiegato – inizieranno ad essere collocate agli sportelli nel corso del 2013 nell’ambito dell’accordo di bancassurance con il gruppo assicurativo inglese Aviva. Il Banco Popolare è il terzo grande istituto, dopo Mps e Intesa Sanpaolo, a vendere polizze Rc auto, a conferma del crescente interesse che il mondo del credito sta manifestando al ramo più tradizionale dell’industria assicurativa tornato da quest’anno a produrre significativi utili operativi. E, più in generale, è allo sviluppo della bancassunrance nel settore danni che i banchieri vanno guardando come area per offrire nuovi servizi ai clienti ed aumentare i margini. «Ha un potenziale di crescita significativo», ha sottolineato Faroni. Il direttore generale del Banco Popolare ha poi espresso le sue riserve sul recente provvedimento governativo che, da gennaio, introdurrà un’imposta sulle transazioni finanziarie (Tobin Tax). «In un momento non felice di redditività per il settore finanziario – ha sottolineato – non mi sembra opportuno introdurre nuovi vincoli di natura fiscale. Il provvedimento – ha proseguito – potrebbe essere giustificato dall’intenzione di colpire quell’area ristretta di operatori speculativi i quali tuttavia operano prevalentemente in Gran Bretagna, paese che ha già dichiarato di non voler applicare la Tobin Tax. Peraltro, a questo scopo, ritengo sarebbero più efficaci interventi di regolamentazione dell’operatività di Investment Bank e gestori speculativi, piuttosto che incidere con misure fiscali, anche sulla negoziazione di strumenti finanziari ordinari come le obbligazioni. Mi auguro in ogni caso che, in Italia come in Francia, saranno escluse dalla nuova tassazione le attività di copertura effettuate dalle banche e quelle infragruppo. Mi sembrerebbe inoltre negativo includere nell’area imponibile anche quei derivati che garantiscono capitali e performance a favore dei clienti, ad esempio quelli utilizzati per fornire protezione nei prodotti strutturati». A spiegare simili riserve contribuisce, appunto, anche il contesto nel quale i banchieri italiani si trovano ad operare con la «grande sfida» – ha sottolineato Faroni al convegno – rappresentata dai vincoli di liquidità e dal peggioramento della qualità del credito indotto dalla crisi economica.

 

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