Marco Ferrando
CERNOBBIO (Como). Dal nostro inviato
Comunque vada, non sarà il “bagno di sangue” che si temeva ancora qualche mese fa.
Sull’aumento di capitale di Unipol e FonSai il responso definitivo arriverà solo lunedì sera, quando scadrà il termine per convertire i diritti venduti nell’asta di questa settimana, e dunque ci conoscerà chi li ha comprati (per una somma ridicola) e se ha l’intenzione di convertirli (al prezzo di un euro le azioni di FonSai e a due euro quelle Unipol); a 72 ore dal momento in cui si conoscerà il nuovo assetto azionario delle due compagnie assicurative, tuttavia, si respira un clima di crescente ottimismo da parte delle banche che hanno coordinato il progetto di fusione.
Ieri l’operazione FonSai ha tenuto banco tra le chiacchiere a margine del workshop Ambrosetti di Cernobbio, e la sensazione diffusa è che l’esito possa essere, se non proprio un successo, per lo meno un buon compromesso. Di fatto la partita è aperta fino alla chiusura di Piazza affari di lunedì, perché è probabile che a determinare la conversione di buona parte dei diritti sarà il prezzo di chiusura dei due titoli in questione: sopra l’euro per FonSai e sopra i due euro per Unipol chi ha acquistato i diritti ha solo da guadagnare, al di sotto invece va in perdita.
Tuttavia, come emerge dal consorzio di garanzia guidato da Mediobanca, guardando alla multiforme platea di chi ha acquistato i diritti (si parla di 40-50 grandi investitori e di un vasto numero di clienti retail), le aspettative delle banche sono per un comportamento diversificato. In pratica, le banche sembrano prevedere che una parte possa essere convertita e un’altra no, chiamandole dunque in causa nel ruolo di soggetti garanti. Difficile fare previsioni sulle cifre, ma a quanto si apprende da diverse fonti vicine al dossier, a carico delle banche potrebbe finire una cifra compresa tra i 350 e i 400 milioni. Il calcolo, infatti, sarebbe questo: dei circa 650 milioni di controvalore in ballo con i diritti, 50 saranno coperti da Unipol, altri 200-250 potrebbero essere coperti da chi ha acquistato i diritti, dunque a carico delle banche finirebbe una cifra compresa tra i 350 e i 400 milioni.
Troppo ottimismo? Può darsi, ma tra le banche c’è chi ha interpretato come una buona notizia il fatto che tutti i diritti per l’inoptato FonSai, svenduti per 230 euro martedì mattina, non siano stati acquistati da un solo trader: è il segno, si fa notare, che dietro all’acquisto non c’è solo un intento meramente speculativo, ma anche l’interesse reale per le prospettive di crescita delle compagnie, sia dal punto di vista del valore di borsa che sul piano delle prospettive industriali. Al riguardo, sembra emergere che sia già pronta una lista di investitori, per lo più internazionali, pronti a entrare o consolidare la propria quota di partecipazione nel corso dei prossimi mesi: un altro segnale di fiducia, e l’ulteriore conferma che le banche potrebbero ritrovarsi con i titoli in carico per un periodo comunque limitato.
Decisivo, come si è detto, resta comunque l’andamento in Borsa dei due titoli al centro dell’operazione. Come già era accaduto giovedì, anche ieri sia FonSai che Unipol non hanno beneficiato del rally dei listini innescato da Mario Draghi: Fondiaria ha chiuso – guarda caso – stabile a 1,001 euro, mentre il titolo della compagnia bolognese è sceso dello 0,1% a 2,001 euro.
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