Lo spot che inquieta i medici

ROMA — Sembra un locale adibito alle torture. Si vedono apparecchiature sanitarie, fili di sutura, buio. Un uomo al megafono incita: «Alza la voce se sei vittima di malasanità. Hai tempo 10 anni per chiedere il risarcimento». Spot in onda su tutte le reti, Rai inclusa. Iniziativa unica in Italia di un pool di medici legali e avvocati.

Spiegano che il cliente non paga nulla se la causa non va a buon fine, come è scritto sui sitiwww.obiettivorisarcimento.it e www.alziamolavoce.it. Migliaia di camici bianchi accendendo in questi mesi la tivù hanno avuto la sgradevole sorpresa di veder scorrere lo spot che «istiga il cittadino a cercare l’errore a tutti i costi», dice scandalizzato Franco Masini, cardiologo a Reggio Emilia, uno dei tanti «indignati» che stanno bersagliando i rispettivi sindacati per avviare una controffensiva.

 

La categoria si sente sotto tiro come mai prima. Da anni chiede al governo di intervenire con strumenti di difesa specie a livello assicurativo. In una delle prossime riunioni del Consiglio dei ministri il ministro della Salute Renato Balduzzi presenterà un decreto che contiene tra l’altro alcune norme sulla responsabilità professionale. Tre i punti centrali. Il sistema del «bonus malus» già in uso nelle polizze Rc auto verrà esteso ai medici. Chi non commette negligenze paga un premio minore, chi sbaglia, paga di più. Introdotta anche una la clausola di salvaguardia: il medico non è responsabile in caso di colpa lieve se si è attenuto alle linee guida. Previsto infine un fondo di solidarietà per gli specialisti più esposti al rischio di maxirisarcimenti. Il fondo è alimentato da medici e imprese assicurative.

Ai lavori della commissione del ministero, oltre all’Ania (associazione degli assicuratori), ha partecipato Massimo Cozza, segretario Cgil medici Funzione pubblica: «Finalmente dopo anni di immobilismo — afferma — viene affrontato il problema della medicina difensiva. Il decreto è un passo avanti, poi servirà una normativa più articolata». Numerose email di protesta assediano in questi giorni il sito di Amami, l’associazione medici accusati ingiustamente di malpractice. Il fondatore Maurizio Mangiarotti definisce lo spot «un invito al linciaggio»: «Ma — aggiunge — possiamo fare poco, per la legge Bersani non commettono reato. Noi chiediamo l’apertura di un osservatorio sull’errore».

Il presidente di Obiettivo risarcimento, Roberto Simioni, spiega le finalità dell’iniziativa che già con la campagna pubblicitaria del 2009 ha attirato gli strali dei medici: «La malasanità esiste. Siamo gli unici in Italia a pagare le spese in caso di sconfitta. Noi ci limitiamo alle cause penali. Nel 2011 su 8.400 denunce vagliate, il 20% hanno superato il nostro filtro. Ne abbiamo vinte il 97%. Dunque c’è effettivamente bisogno del nostro lavoro». Secondo Simioni per i medici la loro azione è un vantaggio «perché molti di loro risparmiano di essere coinvolti in una causa di risarcimento che senza il nostro filtro dovrebbero sostenere». Per Amami il numero di condanne è inferiore all’1% delle denunce.

Margherita De Bac

mdebac@corriere.it

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