Il secondo gruppo assicurativo britannico annuncia un piano di dimissioni di attività e rende noto di aver alleggerito il suo portafoglio di titoli di stato italiani nel mese di giugno.
Aviva, la cui disastrosa performance di Borsa è costata il posto al chief executive Andrew Moss nel maggio scorso, intende vendere o chiudere 16 business non sufficientemente redditizi – per l’equivalente di 6 miliardi di sterline di capitale e 300 milioni di sterline di profitti lordi – , nell’ambito di una vasta ristrutturazione finalizzata a riguadagnare la fiducia degli investitori, dopo aver perso un terzo della sua capitalizzazione nell’ultimo anno (contro un declino medio del 10% registrato dal comparto assicurativo). Un declino che appare in parte connesso all’esposizione del gruppo verso l’Europa continentale e il debito sovrano dei Paesi sotto attacco nell’ambito della crisi finanziaria in corso. In proposito, ieri il gruppo britannico ha reso noto che a giugno si è disfatta di titoli di stato italiani per un importo di due miliardi di euro: ha così ridotto la sua esposizione verso il debito sovrano del nostro Paese a cinque miliardi di euro. Tra le attività candidate alla cessione, c’è sicuramente la divisione attiva in Corea del Sud. Altre 27 delle 58 divisioni del gruppo, tra cui il business general insurance in Irlanda, «necessitano di un signifciativo miglioramento», ha affermato una nota della società.
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