GIOVANNI PONS MILANO — Un nuovo strappo nella vicenda Fonsai-Unipol.
Il cda dell’Isvap presieduto da Giancarlo Giannini ha votato mercoledì sera la delibera che ha dato il via libera alla creazione della Grande Unipol sulla base di una relazione che non è stata firmata dal responsabile della Vigilanza 1, Giovanni Cucinotta. Proprio colui a cui è affidata la sorveglianza sulla stabilità e solidità dell’Unipol, la compagnia che è pivot di tutta l’operazione di aggregazione.
E forse per delimitare le responsabilità dei consiglieri la delibera del 20 giugno specifica che la decisione è stata presa «sulla base delle motivazioni contenute nella Relazione allo stesso presentata». Ma ora si è saputo che quella relazione è stata preparata da un gruppo ristretto di persone, che a un certo punto della procedura il vicedirettore generale Flavia Mazzarella ha ritenuto di formare. Motivandolo con la necessità di riservatezza sulle informazioni intorno all’operazione che filtravano dall’interno dell’istituto di vigilanza. Forse si voleva posare gli occhi direttamente sui pareri per i concambi e le perizie sugli attivi che sarebbero arrivati di lì a poco da Goldman Sachs, Citi, Ernst & Young e che avevano creato non pochi problemi all’interno del cda Fonsai.
Mazzarella ha così escluso da quel gruppo di lavoro proprio Cucinotta, che in occasioni precedenti aveva espresso perplessità sulla sostenibilità dell’operazione di fusione da parte di Unipol. Dubbi che non sono piaciuti a Giannini e Mazzarella, favorevoli fin dal principio a una soluzione che salvasse l’immagine dell’Isvap dai sospetti di carente vigilanza nei confronti del gruppo Fonsai. Così gli “oppositori” interni sono stati prima isolati e poi riammessi, a poche ore dalla delibera finale e con la richiesta a Cucinotta di condividere le risultanze della relazione preparata dal comitato ristretto. Ma a quel punto mancava il tempo per una corretta disamina dei documenti e il responsabile di Vigilanza 1 si è chiamato doverosamente fuori.
«L’operazione Unipol-Fonsai è stata positivamente valutata all’unanimità dagli organi dell’Autorità lo scorso 20 giugno», fa sapere l’ufficio stampa dell’authority. Ma il fatto che la Relazione sia monca comporta un vizio procedurale impugnabile davanti al Tar. Tra l’altro i fondi Sator e Palladio, estensori di un’offerta alternativa a quella di Unipol per Fonsai, proprio in seguito al blitz della Mazzarella sulla pratica avevano inviato un esposto all’Isvap in cui ventilavano il ricorso al Tar e la possibilità di una richiesta danni, se le procedure non fossero state rispettate. Ora con lo strappo sulla delibera il ricorso appare inevitabile. E arriva in un momento in cui la gestione Giannini, oltre a essere sotto i riflettori, è anche scaduta (proprio il 20 giugno) senza indicazioni da parte del governo sul destino finale dell’istituto. Le indiscrezioni riferiscono che il governo varerà un decreto per trasferirne i poteri alla Banca d’Italia, non si sa quando.
Fonte: La Repubblica