Senza Rc auto un veicolo su quindici

Maurizio Caprino

Solo un anno e mezzo fa, si parlava di uno o due milioni di veicoli che circolavano per l’Italia senza assicurazione obbligatoria.

Ora l’Aci stima che ci siano 3,5 milioni di mezzi senza Rc auto, circa il 7% del parco circolante. Rispetto al passato – raccontano tanti agenti di pattuglia – vengono scoperti non solo pregiudicati o persone “problematiche”: ci sono anche privati cittadini e imprenditori che – tra crisi e rincari tariffari – non hanno più i soldi per pagare una polizza, anche se hanno un mezzo seminuovo. Sono tra le tante bombe sociali innescate dalla crisi. In questo caso, stanno iniziando a scoppiare nei conti del Fondo nazionale di garanzia, che risarcisce chi viene danneggiato da veicoli non assicurati o non identificati: l’aumento dei casi di questo genere ha contribuito a far andare in rosso il Fondo, per cui dovranno aumentare i contributi per alimentarlo, che provengono dalle polizze regolarmente stipulate. Il quadro era già chiaro da mesi e per questo la Rc auto è stata tra i settori più toccati dal decreto liberalizzazioni (Dl 1/12), in vigore da gennaio e convertito con non poche modifiche a marzo. Tra le novità, l’ampliamento delle possibilità di ottenere sconti facendo installare la scatola nera, gli aumenti tariffari possibili solo una volta ogni due anni (per chi nel frattempo non causa sinistri), i tempi più stretti a disposizione delle compagnie per effettuare le perizie e varie misure per ostacolare le frodi e punire più severamente chi le fa. Molto resta però ancora da fare. Non solo perché tante misure non sono ancora in vigore, mancando i provvedimenti attuativi, ma anche perché resta bloccata la disciplina dei risarcimenti dei danni non lievi alle persone, prevista sin dal 2005. Di tutti questi argomenti si parla nelle pagine successive. Una speranza viene dall’Isvap, dove sono fiduciosi di far entrare in vigore entro i tempi stabiliti dal decreto liberalizzazioni tutti o quasi i provvedimenti attuativi di loro competenza. In particolare, entro il 25 luglio si conta di licenziare definitivamente la regolamentazione dell’obbligo per gli intermediari di fornire al pubblico altri due preventivi di compagnie appartenenti a gruppi diversi rispetto a quella che rappresentano. Entro il termine previsto del 25 giugno, invece, dovrebbe essere approntato il complesso regolamento sulla scatola nera, ma non entrerà in vigore subito: sarà posto in pubblica consultazione sul sito dell’Isvap, in modo che tutte le parti interessate possano esprimere i loro rilievi e si possa arrivare a un testo il più affinato possibile. Ma, aldilà delle disposizioni attuative, per il decreto liberalizzazioni non si prospetta una vita facile: su due punti qualificanti è battaglia tra l’Isvap, appoggiato dai consumatori, e le compagnie. Il primo è l’obbligo per queste ultime di offrire polizze con scatola nera (e il relativo sconto), che secondo l’Ania è invece una mera facoltà. Il secondo è il “blocco delle tariffe” che nasce dall’interpretazione data dall’Isvap alla norma sulle diminuzioni tariffarie se non si causano sinistri, che vanno quantificate già nei contratti: secondo l’istituto, ciò significa che le tariffe per questi assicurati possono essere adeguate al sempre crescente fabbisogno solo ogni due anni (gli sconti per i virtuosi si applicherebbero sul livello dei prezzi aumentato con l’adeguamento). Le compagnie chiedono invece di mantenere la variazione annuale. Si può prevedere che le schermaglie su questi punti non dureranno poco. Ma nel frattempo non bisogna perdere di vista il fatto che, senza una netta diminuzione dei costi dei risarcimenti, il fabbisogno tariffario resterà alto e continuerà a gonfiare le tariffe. Su questo, il decreto liberalizzazioni incide solo in parte: occorre rivedere in profondità la disciplina del risarcimento diretto, disegnata sei anni fa per evitare che ogni compagnia conoscesse le somme liquidate da un’altra. Fu uno steccato fortemente voluto dall’Antitrust, preoccupata perché gli scambi d’informazioni favoriscono i cartelli. Ma rendono anche possibile evitare i risarcimenti esagerati, consentendo alle compagnie virtuose di essere efficienti. Oggi questo lo ricordano molti, Isvap compreso. Vedremo se basterà per far rimuovere lo steccato.

 

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