Plurimandato scelto appena dal 22%

Federica Pezzatti

Ha colto molto di sorpresa un po’ tutti la notizia della scorsa settimana che l’Antitrust ha avviato un’indagine su otto compagnie che operano nel settore RcAuto sospettate di avere messo in

atto intese verticali finalizzate a ostacolare il plurimandato. Non solo le compagnie colpite dal provvedimento, ma anche chi figura come «motore» di questa indagine ossia il Sindacato nazionale

Agenti che ha denunciato, nel 2010, l’esistenza di clausole contenute nei contratti d’agenzia stipulati dalle otto società (Unipol Fonsai, Generali, Allianz, Reale Mutua, Cattolica, Axa e Groupama (che rappresentano l’80% del mercato). La denuncia dello Sna all’Agcm era stata promossa dal precedente Esecutivo Nazionale e il provvedimento Antitrust giunge oggi come un fulmine a ciel sereno proprio ora che Ania e Sna stanno ricominciando a parlarsi dopo quasi 7 anni di rapporti inesistenti (proprio a causa del decreto liberalizzazioni firmato Bersani). Oggi poi con la novità della libera collaborazione tra intermediari il dibattito sul plurimandato è superato.

Che l’abolizione dell’esclusiva non abbia raggiunto gli effetti sperati è noto. Ma il mancato decollo del plurimandato, a giudizio di molti, dipende anche dalla scarsa iniziativa degli agenti. Lo ha riconosciuto di recente anche un esponente di rilievo della stessa Antitrust intervenuto a febbraio in un convegno Sna sulle nuove possibilità di collaborazione tra intermediari iscritti al Rui. «Se avesse funzionato il plurimandato non ci sarebbe stato bisogno di questa nuova legge che apre alla collaborazione tra iscritti al Rui», ha fatto notare in quella sede Giovanni Calabrò, direttore generale dell’Antitrust. «La verità è che il plurimandato nel danni non ha sortito gli effetti che l’Autorità sperava potessero derivare dalla normativa Bersani, dalla stessa Agcm più volte sollecitata – ha aggiunto Calabrò –. Certo qualche segnalazione di ostacoli posti all’applicazione del plurimandato è arrivata anche all’Authority che ha ritenuto di segnalare il problema al Parlamento. Ma l’insuccesso è dipeso dal comportamento degli attori in campo. Dopo la Bersani bisogna riconoscere che gli agenti, grazie al plurimandato, hanno ottenuto dalle compagnie benefici di altra natura. In sostanza la libertà concessa dal plurimandato è stata oggetto di negoziazione nei rapporti di forza tra compagnie e agenti. Ora che si è arrivati alla collaborazione tra iscritti al Rui bisogna evitare gli errori del passato e sfruttare le possibilità concesse dalle novità legislative senza puntare a vantaggi di corto respiro».

I numeri giocano a supporto della tesi del direttore generale dell’Agcom. Secondo i dati di Iama Consulting stimati sugli iscritti al Rui a 5 anni dall’abolizione pratica dell’esclusiva le realtà plurimandatarie in Italia sono poco più di 3mila (il 22,7% del sistema agenziale). «Anche nel 2012 il trend di crescita (+3,7%) è stato molto più basso rispetto ai primi due anni dall’entrata in vigore dei Decreti Bersani, ma è un dato di fatto che in uno scenario caratterizzato dalla continua contrazione delle agenzie il plurimandato, seppur lentamente, continua a svilupparsi» spiega Fabio Orsi di Iama consulting. Le realtà plurimandatarie si confermano molto diffuse al Nord (Nordest rappresentano quasi un terzo delle agenzie) e nelle zone ad alta potenzialità, ma la grande novità del 2012 è il significativo incremento al Sud (+9%), dove però la quota delle agenzie plurimandatarie resta molto bassa: supera di poco il 12%. «Lo sviluppo recente del plurimandato è opera soprattutto delle politiche espansive di alcune compagnie medio-piccole, che nell’ultimo biennio hanno incrementato notevolmente la propria presenza sul territorio – sottolinea Orsi –. Ma oltre all’evoluzione numerica va sottolineata l’evoluzione della figura dell’agente plurimandatario: nel corso degli anni si è andata ad affermare una nicchia di intermediari che gestisce consapevolmente la pluralità di marchi a disposizione, selezionando per ciascuna area di offerta la soluzione più adeguata e si sviluppa attraverso mandati specialistici su nuove linee di business poco presidiate». Sembrano esserci dunque anche dei segnali positivi.

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