«Non basta la concorrenza a ridurre i costi dell’Rc auto»

«C’è un mito che va sfatato. La concorrenza è importante ma, per abbassare il costo della Rc auto, è soprattutto importante rimuovere quelle cause strutturali che lo

mantengono alto». Alessandro Santoliquido, direttore generale della Sara Assicurazioni e responsabile della commissione Auto dell’Ania (associazione delle compagnie d’assicurazione) propone di confrontare gli alti costi dell’assicurazione obbligatoria in Italia con quanto avviene in Gran Bretagna. «È il mercato più aperto che esiste in Europa – spiega –, in cui ogni anno la metà degli automobilisti cambia compagnia e sottoscrive le polizze utilizzando un aggregatore su Internet, cioè confrontando diverse proposte tariffarie. Ebbene il costo dell’assicurazione obbligatoria è all’incirca lo stesso che in Italia, 440 sterline equivalenti a 520 euro l’anno (540 in Italia. E i costi sono addirittura più alti (un costo ratio del 25% contro il 19,7 della penisola) a conferma del fatto che, laddove la rete di vendita è al servizio di diverse compagnie, gli oneri di distribuzione sono normalmente più alti».

In Gran Bretagna come in Italia occorre dunque agire, per Santoliquido, sulle cause strutturali che spingono all’insù i costi delle coperture assicurative. Al primo posto, nella penisola, vi sono le tabelle per i risarcimenti dei danni fisici gravi da cui dipende ben il 40% dei costi totali dei risarcimenti. «Recentemente – fa presente il direttore di Sara Assicurazioni – il tribunale di Milano ha aggiornato all’inflazione (+5,6%) le proprie tabelle di risarcimenti prese a riferimento da un gran numero di altre sedi giudiziarie. In alcune province (Brindisi) quei costi sono lievitati fino a 6-9 volte negli ultimi 20 anni». La conclusione è la stessa che Santoliquido suggerisce da mesi. Qualora fossero approvate le nuove tabelle sui danni fisici che ne abbassano gli importi – da tempo sono alla firma del ministero della Salute – «la riduzione della Rc auto sarebbe immediata e significativa».

Un’altra area d’intervento è quella fiscale. Poiché in Italia le imposte sui contratti assicurativi sono le più alte d’Europa e si pagano in percentuale sui premi «anche l’erario si avvantaggia delle alte tariffe di alcune aree del Paese (ad esempio Napoli). Con un meccanismo di riscossione a forfait quell’impatto sarebbe attutito».

C’è poi il tema delle scatole nere da installare nelle macchine per controllare lo stile di guida degli automobilisti e prevenire le frodi. Recentemente un regolamento dell’Ivass (authority assicurativa) ha accolto molte proposte del garante della privacy per evitare che i dispositivi siano troppo invasivi nella vita degli automobilisti. «Il problema esiste ma un assicurato, nel sottoscrivere il contratto, si è impegnato a seguire alcune regole di condotta in cambio di una riduzione della polizza. Ma se potesse interrompere a suo piacere il funzionamento del dispositivo, com’è scritto nella bozza del provvedimento, questo perderebbe automaticamente qualunque utilità. E poi in che veicoli occorrerebbe installare la scatola nera. Anche motocicli, ruspe, trattori? Non è specificato da nessuna parte. Mi auguro – è la conclusione di Santoliquido – che si possa aprire un tavolo tecnico tra imprese, consumatori, l’Ivass e gli attuari per analizzare costi e benefici di ciascuna norma prima della sua entrata in vigore e valutare assieme il da farsi».

 

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