Nel 2012 i promotori sorpassano gli agenti

Nonostante l’inasprimento fiscale e le nuove segnalazioni all’anagrafe tributaria, le polizze vita, in particolare quelle estere, continuano ad essere uno dei cavalli di battaglia dei promotori

finanziari. I dati di Assoreti parlano chiaro: la raccolta netta in prodotti assicurativi e previdenziali a dicembre è stata di 720 milioni di euro con un incremento del 40,6% rispetto a novembre. Non solo, ma in tutto il 2012 il flusso netto è stato di circa 5,5 miliardi di euro, +292% rispetto agli 1,4 miliardi nel 2011.

Conferme arrivano anche dai dati Ania, secondo i quali i promotori realizzano un +26% rispetto a quanto raccolto nel 2011, con 8,8 miliardi di nuova produzione, mentre gli agenti e le agenzie in economia segnano -7,9% rispetto all’anno precedente, in un mercato che nel suo complesso è in flessione del 10% con nuova produzione scesa a 47,7 miliardi. Nel 2012 quindi nel business Vita le agenzie sono state sorpassate dalle reti di promotori. Gli agenti e le agenzie in economia pesano, infatti, per il 16,4% sulla nuova produzione Vita, mentre i promotori finanziari superano i colleghi con una quota di mercato sulla nuova produzione Vita che arriva al 18,5%, complice anche la “dieta” del canale bancario (-15,1% rispetto al 2001).

Ci sono anche differenze qualitative e non solo quantitative. I promotori si sono concentrati lo scorso anno soprattutto sulle unit linked, con una raccolta netta di 4,3 miliardi di euro (secondo i dati Assoreti) e solo in parte sulle polizze vita tradizionali (1,4 miliardi di euro). Tra questi ultimi si è distinta Banca Generali che ha raccolto 1,2 miliardi di polizze nel 2012 soprattutto con polizze di rendita di ramo primo. Anche stando ai dati Ania la nuova produzione dei pf si è concentrata sulle unit (pari al 60% della nuova produzione del canale), mentre gli agenti hanno proposto soprattutto ramo I che pesa per l’84 sulla nuova produzione, a conferma che il canale privilegia la tradizione, nonostante la Solvency spinga le compagnie a diversificare su prodotti meno protetti.

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