La city scopre l’Unipol. L’estate scorsa, quando i manager della compagnia emiliana volarono a Londra in occasione del loro aumento di capitale trovarono pochi investitori disposti ad ascoltarli.
Lunedì e martedì scorsi, nella due giorni organizzata dalla compagnia nella capitale britannica, c’è stato invece il tutto esaurito. Matteo Laterza (direttore generale finanza) e Gianluca Santi (direttore pianificazione, immobiliare e società diversificate) hanno incontrato oltre 40 gestori e molto interesse per la loro storia. Ciò che, peraltro, già si era riflesso nel risveglio del titolo in Borsa, salito di oltre il 30% dall’inizio dell’anno.
Nel corso dei loro incontri nella city i due manager hanno innanzitutto sottolineato il trend effervescente nel ramo della Rc auto, dove Unipol (assieme alla controllata Fonsai) detiene la leadership con una quota di mercato del 37 per cento. Complice la crisi economica, il caro carburante e la stretta dei consumi, la frequenza di incidenti stradali in Italia non è mai stata così bassa da quando esiste l’assicurazione obbligatoria (anni ’70). Unipol non ha fornito i dati della compagnia ma ha illustrato agli investitori le ultime tabelle dell’Ania relative al terzo trimestre dello scorso anno, quando la frequenza di incidenti si attestava al 6,5% rispetto all’8% del 2010 e si era quasi dimezzata rispetto al 10,95% del 2000. A livelli record si colloca anche il combined ratio (il rapporto tra il totale delle spese ed i premi incassati) e se ne avvantaggiano maggiormente proprio le compagnie, come Unipol, che prima delle altre avevano avviato il risanamento del proprio portafoglio.
Un altro aspetto positivo che si sta riverberando sui conti del gruppo guidato da Carlo Cimbri riguarda il recente rally dei titoli governativi italiani. Tutti gli assicuratori della penisola ne hanno guadagnato ma il gruppo emiliano in misura particolare perché nell’ultima parte del 2012, assunto il comando di Fonsai, aveva deciso di allungare la duration (durata finanziaria) del portafoglio di quella compagnia, troppo sbilanciato nel breve termine. E si è pertanto giovato maggiormente del successivo rimbalzo nei prezzi dei BTp. L’altro annuncio riguarda gli investimenti immobiliari. Non vi sarà più la vendita dei “gioielli di famiglia” di Fonsai che i manager di quel gruppo avevano annunciato nella stretta della loro crisi. Dismissioni verranno fatte, ma selettive, così da migliorare la redditività di quel portafoglio. Al di là dei singoli aspetti del business l’interesse della city trova una spiegazione anche nel mutato scenario dei mercati. È cambiato l’approccio verso l’Italia e non vi sono più quelle preoccupazioni che i due manager aveva percepito l’estate passata. Anche i possibili esiti delle prossime elezioni – hanno rimarcato – non suscitano particolari allarmi.
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