Quei 50 milioni per salvare i Ligresti

Angelo Mincuzzi

Fabio Pavesi

Cinquanta milioni di euro. Pronta cassa. Ruota intorno a questa cifra il futuro imprenditoriale, e non solo, della famiglia Ligresti. 50 milioni cash per evitare il fallimento delle due holding in cima all’ex impero di Salvatore e figli, la Imco e Sinergia, per le quali la Procura di Milano ha chiesto il fallimento e su cui dovranno esprimersi i giudici fallimentari del Tribunale il prossimo 13 giugno.

In mezzo c’è il piano di ristrutturazione che prevede appunto un’iniezione di denaro fresco per 50 milioni oltre all’accollo di 243 milioni di debito bancario e la cessione dell’intero portafoglio immobiliare rimasto nelle mani della famiglia. Poca cosa se si pensa che è quel che rimane dell’immobiliarista più intraprendente della “Milano da bere” degli anni 80 e che siede, o meglio sedeva, su un impero di tre società assicurativa quotate con un attivo (quello consolidato di Premafin) per 40 miliardi. Quel che rimane in mano ai Ligresti nelle due scatole di famiglia, appunto Imco e Sinergia, oltre a 400 milioni di debiti sono immobili per poco più di 360 milioni. Questa almeno è l’ultima stima redatta da Protos. Dentro però c’è di tutto: qualche trilocale, qualche negozio, delle cascine agricole e persino una pompa di benzina. Le due uniche attività su cui si può davvero pensare a del valore sono l’area del Cerba (il polo medico a fianco dello Ieo a Milano) e la tenuta Cesarina a Roma. Valore di mercato? Per Protos il Cerba vale 182 milioni e 79 milioni la tenuta alle porte di Roma. Ma sono terreni, aree edificabili soggette allo sviluppo. Tempo previsto di realizzo? Anni. Solo costruire il Cerba costerà oltre 900 milioni con ricavi attesi per 1,1 miliardi. Stime sulla carta soggette a un mare di incertezze. Già, ma chi si prende quella che appare a prima vista la scomoda e risibile eredità dei Ligresti sull’orlo del collasso? Lui, Manfredi Catella, tramite il fondo Hines social fund. Catella sta costruendo l’intera area Porta Nuova, Garibaldi, Varesine a Milano. Ed è lui, tramite gli investitori del suo fondo sociale, a rappresentare la via d’uscita dal fallimento della famiglia siciliana. Già, perchè l’intera operazione passa proprio da Hines. Catella acquisirà il portafoglio di Imco e Sinergia per 293 milioni. 243 milioni è l’accollo del debito, 50 milioni sono i soldi freschi che Imco e Sinergia devono incassare pena il fallimento definitivo. Ecco dov’è il rischio. Vale davvero, a partire dal Cerba ma anche dalle pompe di benzina, 293 milioni? E quei 50 milioni pronta cassa non sono un rischio evidente? Catella interpellato dal Sole 24 Ore minimizza i rischi. Fa capire di avere un asso nella manica. Senza un intervento imprenditoriale che sostituisca la presenza sempre più imbarazzante di Ligresti, le banche, UniCredit in testa, perderebbero gran parte dei loro 400 milioni di crediti se si andasse alla liquidazione di Imco e Sinergia. Quindi ha lui il coltello dalla parte del manico. Quei 50 milioni di cassa non sono un vero rischio perchè il debito bancario nel suo fondo verrebbe tramutato in equity da parte delle stesse banche. E sono proprio le banche ad aver bisogno di non veder fallire la famiglia dell’immobiliarista. In fondo, in Imco e Sinergia si replica in piccolo il disastro dell’esposizione delle banche verso la galassia Ligresti. Tra le ultime operazioni proprio il Cerba. Per ottenere altri 120 milioni dagli istituti nel 2010 i Ligresti hanno ipotecato l’area oltre ad aver dato in pegno alle banche ben l’85% delle azioni della Imco. Tra l’altro quell’ennesimo prestito è servito a sua volta, come nei vasi comunicanti, a risistemare l’equilibrio finanziario nell’altra scatola di famiglia, la Sinergia. Ma come si è visto non è servito. Ma è proprio l’uso quasi spregiudicato del debito bancario a impressionare. Basti ricordare che la sola Mediobanca è esposta con Fonsai per 1,05 miliardi di prestiti subordinati. Premafin è esposta, UniCredit in testa, per 322 milioni. Il totale dei finanziamenti in essere verso le attività della famiglia supera i due miliardi. E quel solo miliardo di Mediobanca vale il 15% del patrimonio della banca guidata da Nagel e Pagliaro. Tutto ciò mentre i Ligresti già affondavano. Il patrimonio netto di FonSai valeva 5,2 miliardi nel 2007. Poi la lenta erosione fino ai 2,2 miliardi di oggi. E mentre tutto accadeva, le banche anzichè staccare la spina continuavano in modo inopinato a finanziare come nulla fosse l’ex impero dei Ligresti.

 

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