Ligresti, crac immobiliare da 400 milioni

WALTER GALBIATI

MILANO

— Mancano i soldi degli investitori e la fiducia delle banche.

È finita tra questi due scogli la navigazione a vista di Imco e Sinergia, le holding della famiglia Ligresti con in pancia il 20% di Premafin, la finanziaria a monte della catena di controllo del gruppo assicurativo Fondiaria- Sai. I giudici del Tribunale di Milano, il presidente Filippo Lamanna e i colleghi Roberto Fontana e Filippo D’Aquino, non hanno concesso un’ulteriore proroga di due settimane per trovare i fondi necessari a evitare il crac da 400 milioni. I motivi sono scritti chiaramente nelle due sentenze. C’era la predisposizione del Tribunale a dare più tempo, eppure nei 41 giorni concessi dopo la precedente udienza in cui i Ligresti avevano già chiesto una boccata d’ossigeno, non è stato prodotto nulla. Il tempo serviva per convincere le banche creditrici a ristrutturare i debiti (circa 400 milioni) e il fondo Hines a trovare investitori pronti a versare quote per rilevare gli immobili delle due holding. Fino a oggi non è avvenuto nulla di questo, il pubblico ministero, Luigi Orsi, si è opposto a una nuova proroga chiedendo il fallimento, e i giudici lo hanno sancito dichiarando che la possibilità di salvare le due società attraverso un accordo di ristrutturazione del debito (ex art.182 bis della Legge fallimentare) è impossibile, perché le trattative per arrivare a una soluzione sono ancora «in alto mare». «All’udienza del 13 giugno scrivono i giudici – è stata depositata la dichiarazione di una sola banca, la Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza». E ancora: «Non solo l’accordo delle banche creditrici, che rappresenterebbero oltre il 90% dell’indebitamento bancario non è stato per nulla raggiunto, ma è ancora sottoposto a una serie di condizioni future e incerte». Di fatto gli istituti di credito hanno voltato le spalle alla famiglia Ligresti, prima fra tutte Unicredit esposta per 183,3 milioni. Le altre sono il Banco Popolare (42,9 milioni), la Popolare di Milano (35,5), General Electric (30,8), Banca Sai (21), Popolare di Sondrio (6,7), Monte dei Paschi (6,2), Cassa Lombarda (3,9) Hypo (2,5). Nessun istituto è stato disposto a emettere un prestito ponte. Neppure il Fondo Hines, che ieri ha ribadito di essere comunque interessato agli immobili dei Ligresti, ha trovato le risorse necessarie. Gli investitori istituzionali che hanno mostrato interesse a partecipare al salvataggio di Imco e Sinergia attraverso il fondo «hanno rappresentato la necessità di disporre di maggior tempo per proseguire le proprie analisi». Di fatto, dei 50 milioni di contanti fondamentali per far ripartire le attività del gruppo immobiliare, ne sono stati raccolti sulla carta solo 20. E anche lo Ieo, istituto europeo di oncologia che avrebbe dovuto prendere in gestione parte degli immobili delle due società, non ha fornito ancora un parere sulla volontà di prendere le costruzioni in affitto. L’operazione di salvataggio appare quindi «ipotetica», scrivono i giudici. E lo stato di insolvenza è conclamato. Dopo perdite per 168,1 milioni nel 2011, il patrimonio di Sinergia è negativo per 59,7 milioni di euro e quello di Imco per 81,6 milioni con un rosso nell’ultimo esercizio di 227,4 milioni. Ora delle due società si occuperanno per Imco i curatori Carlo Bianco, Piero Canevelli e Marco Moro Visconti, per Sinergia Ignazio Arcuri, Silvano Cremonesi e Cesare Franzi.

 

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