I Ligresti, la partita a poker e le condizioni per resistere

MILANO — I Ligresti hanno deciso di giocare la loro ultima partita a poker.

Con il no di Jonella e Paolo alle condizioni per la Consob per l’esenzione dall’Opa hanno inteso far saltare il piano di aggregazione con Unipol e procedere così con la proposta, che considerano migliorativa, presentata da Palladio e Sator. Una scelta che non è difficile far risalire anzitutto alle differenti posizioni loro riservate dalle offerte: con Unipol alla fine la famiglia verrebbe a detenere una partecipazione pari a circa lo 0,4-0,5% del nuovo polo assicurativo e zero posizioni nella governance; Palladio e Sator garantiscono loro una presenza pur diluita in Fonsai ma variabile fra il 14 e il 25%, quota che in ogni caso apre la possibilità a posti in consiglio Fonsai (oltre a quello di Premafin, che verrebbe mantenuto) e magari la presidenza del collegio sindacale.

 

Probabilmente la decisione di giocare la partita a poker per non perdere tutto si basa sul presupposto che la «rigidità» delle banche creditrici di Premafin sia solo una posizione negoziale. E cioè che pur di fronte al no al piano Unipol, gli istituti non vadano avanti fino in fondo sulla strada che porterebbe Premafin al default e alla escussione del pegno. Quest’ultima possibilità è forse considerata dai Ligresti complicata e onerosa per le banche che dunque secondo loro, dopo aver fatto la voce grossa, potrebbero anche «rassegnarsi» a restare nella partita con Palladio e Sator.

Gli istituti appaiono però decisi a confermare le proprie posizioni. Nel caso Premafin, Fonsai e Milano deliberino per andare avanti con Unipol e Premafin voti secondo il piano, cioè sì all’aumento di capitale riservato ai bolognesi, le banche firmerebbero l’accordo sulla ristrutturazione del debito e tutto procederebbe secondo il cammino previsto. In questo caso seguirebbero il ragionamento fatto da Unipol rispetto al no di Jonella e Paolo su manleva e recesso: con le autorità possono essere trovate soluzioni e modalità differenti per adempiere a livello societario alle condizioni Consob. In caso invece di escussione del pegno, le banche avrebbero il diritto di voto in tempo utile per esercitarlo nell’assemblea di Fonsai di fine giugno sull’aumento di capitale, dove si presenterebbero con il 42% (compreso il 6,6% già detenuto da Unicredit). Procederebbero dunque loro con Unipol escludendo dalla partita Premafin, senza problemi di manleva (l’accordo è stato firmato con la holding) o recesso, perché non ci sarebbe più fusione di Premafin in Fonsai.

I Ligresti però, dopo aver scoperto le carte (nonostante non si ritengano azionisti di riferimento di Premafin, come precisato venerdì da una nota della società dopo le dichiarazioni personali, mentre gli impegni su manleva e recesso erano stati chiesti ai soci di riferimento) ed essere andati a «vedere» il gioco delle banche, non possono tornare indietro: la loro decisione definita «irrevocabile» è a tutti gli effetti tale anche perché «sensibile» rispetto all’andamento dei titoli. Quindi è anche difficile immaginare che votino a favore dell’aumento Unipol martedì. Con le conseguenze del caso: default della holding ed escussione del pegno. Ma la partita a poker si gioca anche su un secondo tavolo: quello delle holding familiari Sinergia e Imco, per le quali la Procura ha chiesto il fallimento. Per evitarlo va presentato a metà giugno un piano di ristrutturazione del debito ex articolo 182 bis della legge fallimentare. Tuttavia le banche che dovrebbero aderire sono in buona parte le stesse di Premafin. I Ligresti dunque, nella convinzione che gli istituti creditori possano fare marcia indietro, rischiano di perdere due partite.

S. Bo.

Fonte

Condividi questo contenuto sulla piattaforma che preferisci.

Facebook
Twitter
LinkedIn
Telegram
WhatsApp
Email
Stampa

Accedi con le tue credenziali

 per usufruire di tutti i servizi riservati agli associati U.L.I.A.S.

Nel caso non fossi ancora registrato, puoi richiedere adesso l’accesso che verrà validato dopo il versamento della quota associativa.